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La fotografia non si fa con il cuore: Aiuto il 50mm è diventato un 75mm…Ah no mi sono sbagliato!

Pubblicato il 30,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Quante volte avete sentito e forse avete pronunciato la fatidica frase: “ Si….quel 50mm montato su un corpo macchina APS-C diventa un 75mm.
Subito dopo si sarà sentito del vento e si sarà visto del fogliame prendere la via del volo…
Un silenzio imbarazzante, imbarazzato e pieno di dubbi rimasti taciuti.

Facciamo chiarezza.

Per farlo indichiamo subito la differenza netta fra Sensori APS-C (Advanced Photo System Classic) e Full frame (35mm).
Già da qui potrete intuire che non voglio parlare di lunghezza focale ma proprio di dimensioni del sensore.
I sensori APS-C hanno una misura pari a  23.6×15.7mm per Nikon DX e 22.2×14.8mm per Canon.
I sensori Full frame sono appunto full frame e quindi misurano 24x36mm, proprio come un fotogramma di una cara vecchia pellicola 35mm.

E quindi?

E quindi non ci sarebbe molto da aggiungere se non che non è vero che la focale per Full Frame cambia se la si monta su un sistema APS-C;
A cambiare è l’angolo di campo e quindi la porzione della scena inquadrata.
Per essere ancor più precisi non cambia nulla, sul full frame vi è un angolo di campo più esteso rispetto al APS-C.

Non ho ancora capito.

Ok allora sicuramente sarà più chiaro questo esempio visivo:
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Credo che non vi siano proprio più dubbi, la fotografia è sempre la stessa, l’angolo di campo no, la focale si.
Cogliamo l’occasione di questo articolo per Augurarvi un Felice fine anno ed anziché scrivere Buona Luce come da (stupida) usanza,
credo che sia meglio dire sempre, buono studio e buona progettazione, che solo così si produrranno buone foto. 🙂

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

Fotografia in descrizione:
Editoriale per Mint Magazine “Almost White”
Fotografo: Tiziano Toma
Designer and stylist: Pamela Fornari
Model : Valentina D’Aloia
Make-up : Noemi Pasculli
Hair Stylist: Maria Santaniello
Assistants: Alexander Daniel Bolcsak, Jacopo Bongarzoni, Giuseppe Quartarone.

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La fotografia non si fa con il cuore: Le nostre fotografie non sono come figli.

Pubblicato il 20,12,2016  - Su Fotografia

Questo articolo sarà senza ombra di dubbio molto personale, quindi opinabile e forse anche un po’ retorico.
Potrete essere d’accordo o meno e trovarlo poco originale, ma sentivo il bisogno di condividere il mio pensiero, riguardo l’atto di stampare le proprie fotografie,
qualunque fotografia si svolga, dalla moda al gattino ed al tramonto.

No, non sto per enunciare alcuna netta distinzione fra analogico e digitale, ne voglio enfatizzare l’emozione che si prova in camera oscura nel veder apparire la propria fotografia.
No, non sto per intraprendere lo spinoso argomento che ci porterebbe a considerare la velocità con la quale si sfornano foto in digitale ed i lenti processi, seppur didattici e mai fini a se stessi, legati alla fotografia analogica.
No, non voglio parlare di carta che ingiallisce e sbiadisce col passare degli anni e nemmeno di codici binari che costringeranno a tralasciare dati con l’avvento di nuove tecnologie.

Voglio semplicemente dire che no, le nostre fotografie non sono come figli.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che spesso, troppo spesso, oggi quando si sceglie di rendere pubblica una foto, di farla conoscere al mondo intero, si va incontro inevitabilmente al piacere o meno di chi osserva,
a critiche spesso non valide e talvolta valide e molto, molto spesso, dure e dirette.

Le reazioni del fotografo, diventano protettive non verso il proprio operato in generale, ma verso quella foto scelta fra mille (nel digitale è proprio il caos di dirlo)
e si difende a spada tratta la sua esistenza, proprio come fanno mamma e papà di fronte alle nostre piccole o grandi malefatte.

Ma la stampa cosa c’entra in tutto questo?

Semplice, la stampa sia nel processo in camera oscura, che in digitale, ci fa rendere conto cosa realmente è quella fotografia scelta.
Ci delinea tutti i suoi limiti e molto spesso ridimensiona le nostre ambizioni e ci direziona verso nuovi bisogni di apprendere.
La stampa è tangibile oggi come metro di valutazione e sprono all’autocritica e domani come parametro di paragone e linea di somma, del tempo speso a fotografare.

Non c’è album su facebook, flicker, in una cartella del nostro computer o su 500px che possa farci capire che le nostre fotografie non sono come figli
e che la memoria storica esiste solo grazie a prove tangibili ed indimenticabili.
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

 

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La fotografia non si fa con il cuore: Regole che non rispettano le regole.

Pubblicato il 13,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Con immenso dispiacere mi ritrovo a dover parlare di composizione.
Perchè dispiacere?
Perchè chi non conosce la composizione, chi non la studia, chi non osserva la composizione è un ignorante cronico e spesso mi ritrovo a dovermi confrontare sui social con ignoranti cronici anche un tantinello aggressivi.

Entriamo subito nel merito.

Chi ha letto i passati articoli o chi già lo sa, conosce la regola dei terzi, le quinte fotografiche ed in generale le regolette di composizione atte a dar si armonia ma anche un messaggio concreto al lettore, il quale sarà facilitato trovandosi davanti una
corretta inquadratura, esposizione ecc.. ecc…
Tutte le fotografie dovrebbe essere utili ad uno scopo, ma non  tutte le fotografie perseguono gli stessi scopi.

Ecco che arrivano i problemi.
Perchè quel piede è tagliato? perchè il braccio è mozzato? perchè la mano non si vede?
Ovviamente questi ci hanno insegnato che sono errori, per farci comprendere come progettare uno scatto corretto, ma nessuno ci ha ancora detto  (forse perchè vi sono corsi di studio di livello un pochino più avanzato) che per comunicare in
determinati contesti vi sono regole che aboliscono altre regole.
No, non tutti sono capaci ad individuare tali contesti, specie se non hanno alcuna cognizione per farlo e non tutti sanno applicare quei tagli in maniera corretta, seguendo appunto delle regole.

Cercherò di essere breve dicendo che:

Se state facendo la foto ricordo a vostra cugina oppure un matrimonio, forse è il caso di attenersi ad altre regole di composizione, ma vi sono casi in cui, specie nella fotografia legata al marketing moda, tagliare a metà le dita crea un disturbo
nell’osservazione, tagliare a metà un ginocchio idem,
ma tagliare sopra le dita e sopra o sotto un ginocchio è corretto e complementare alla regola di inquadratura applicata.
Vi sono casi in cui addirittura questo concetto viene esasperato e se il taglio sulle dita funziona, va bene così.

E’ davvero da ignoranti parlare a sproposito ed ancor più agire di conseguenza.
Quindi la regola migliore di seguire è : Osservare, progettare prima di produrre.

Alcuni esempi per documentare quanto scritto:

 

 

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

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FOTOGRAFIA TIM WALKER

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FOTOGRAFIA PETER LINDBERGH

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: L’espressione personale attraverso la tecnica

Pubblicato il 9,12,2016  - Su Fotografia

Piccola premessa doverosa.
Non mi è mai risultato che per scrivere un blog si abbia bisogno di una certa notorietà.
Purtroppo scrivere un blog non è per tutti e lo comprendo.
Necessita di tempo, una minima attitudine a studio e ricerca delle tematiche e del loro sviluppo.
La cosa che è per tutti invece è porre la critica in maniera sterile, senza alcuna dimostrazione e senza competenza.

Fine della premessa.

Iniziamo con l’argomento scelto, dove sono certo che ci sia molto su cui dibattere.
L’espressione personale attraverso la tecnica.
Non voglio assolutamente, anche se ce ne sarebbe anche bisogno, iniziare con un’analisi storica, legata all’arte, all’espressione personale e quindi a tutto quel background culturale arrivato fino ad oggi, che ha contribuito ala nascita di nuove
espressioni, di revival artistici e perchè no anche di tutta quella parte astrusa per molti ma invadente, chiamata mercato.

Butto li un sassolino per portarvi ad una riflessione.

Pittori, scultori ecc… ci hanno fatto pervenire dei prodotti privi di tecnica ed assolutamente creati solo perchè quel giorno erano in vena, oppure ci costringono oggi a far le file nei musei sparsi per il globo, per darci la possibilità di osservare
qualcosa, frutto di tecnica, correlata ad una propria espressione personale, guidata da una committente finanziatrice del progetto?

Non voglio rispondere, credo che si capisca dove voglio andare a parare  per questo mi piacerebbe affrontare con voi un discorso aperto, tenendo però bene a mente quel sassolino riflessivo appena lanciato.
Si pensa e troppo spesso oggi si palesa, che la tecnica sia qualcosa che soffochi la possibilità di esprimersi.
Questo concetto però è talmente nuovo e talmente privo di fondamenta che non trova alcun riscontro storico.
La storia invece ci mostra capolavori antichi che sono stati nel tempo finte di ispirazione.
Ci mostra che senza una adeguata tecnica, nessuna ispirazione può divenire reale, perchè nella fase di progettazione mancherebbero le competenze atte ad esprimere in pratica la volontà attuativa.

Insomma, credo proprio e ne ho dimostrazione ogni giorno che la fotografia abbia dei linguaggi, talvolta criptici e talvolta palesi, che comunque vanno imparati e che comunque vanno saputi parlare in maniera da poter comunicare con chi
osserva.Oggi gli osservatori di una foto sono molti di più, grazie alla tecnologia, ma come spesso accade, siamo noi molto più indietro rispetto alle possibilità odierne.

Dunque, perchè non iniziare a capire che non ci si può’ esprimere senza apprendere alcun linguaggio?
Oppure volete davvero essere come le famose tre scimmiette?

 

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: L’armata Brancaleone della fotografia.

Pubblicato il 8,12,2016  - Su Fotografia

Non so se tutti conoscete il capolavoro in celluloide del Maestro Monicelli, capace di descrivere, dando seppur in un contesto comico, un carattere cruento e realista al periodo Medioevale,
nuova linfa creativa alle narrazioni future.
Monicelli descrisse l’Italia come famelica, pezzente, meschina ed infingarda.
Ecco un piccolo ritratto odierno di tutto quel movimento neo trash che abita e troppo spesso coabita con la buona fotografia nostrana.

Come al solito, mi spiego meglio.
Perchè coabita? Cosa voglio dire? Cosa sto sottendendo?

Siamo nell’era digitale. Tutto è più veloce e tutto è alla portata di chiunque. Un fotografo affermato spesso si piega alle logiche comunicative del momento
e si trova a dover rispondere, inveire, parlare e spesso confrontarsi con tutta un sottobosco
di “funghi velenosi”, talvolta avulsi anche dal contesto.

Si è vero, c’è tanto di buono in questo per chi voglia apprendere, ascoltare ed osservare, ma tirando le somme c’è anche tanto di tristemente nichilista,
nel dover leggere risposte intelligenti a domande da mentecatti.

L’armata Brancaleone della fotografia è in cammino da anni, perde pezzi e ne acquista di nuovi, ognuno con la sua specifica funzione:
Organizzatore improvvisato, modella improvvisata pronta a mostrare e mostrarsi per due spiccioli, “fotografi”
costretti a ritrarre culi scarabocchiati pur di far parlare di se e così via….

In un certo senso ci sono delle assonanze con l’armata descritta da Monicelli;
mi sembra di rivedervi il Brancaleone da Norcia, Panigotto, Berta d’Avignone, Thorz, Pantaleo, Tiburzia….

Certo è che, non si intravede ancora Gigi Proietti, la morte personificata, per dar pace eterna a questa stantia parodia fotografica…ma sono sicuro che arriverà.

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Tempo al tempo.

Pubblicato il 7,12,2016  - Su Fotografia

Oggi avrei voluto parlare di altro, ma visti i vostri commenti  sul blog e sui social all’articolo di ieri, quello di oggi è un passaggio obbligato, un po come il passa dal via e ritira i soldini.
Non sono qui per dare scusanti a me stesso oppure ad altri ma è doveroso cronacare anche un fattore ieri taciuto, per il quale, la corretta applicazione della regola fotografica, diviene cosa ostica, complessa e spesso fonte di disagio.
Il tempo.
No… non sto parlando del tempo di “ ho impostato il tempo, poi diaframma….”, parlo del tempo, anzi IL TEMPO, quello che suddividiamo in 24 ore, per capirci meglio.
Guadagnare del tempo per far qualcosa, per occupare quel tempo guadagnato, è sempre una cosa fantastica.
“Ho finito i compiti prima, posso giocare a pallone mezz’ora in più!”
Guadagnarsi del tempo però non è sempre cosa facile e spesso l’impressione che per farlo, bisogna sacrificare prima del tempo da togliere ad altro, si tramuta in dato di fatto.
Mi spiego con una domanda:
Come posso inquadrare correttamente un soggetto se non so farlo?
Risposta: “A culo”.
Risposta alternativa: “Studiando”
Risposta corretta: “Studiando e prendendomi altro tempo per studiare come applicare le regole dello studio.”

Ecco dove batte la lingua. Sul tempo!
Per qualcuno il tempo di studio è importante, poi però viene legato da se stesso o da altri ai tempi di realizzazione, che spesso non permettono il ragionamento.
Ed allora come si fa? Domanda errata!
Il problema del tempo in realtà è un problema secondario e talvolta non è nemmeno un problema. Si, vi sto dicendo delle cazzate per confondervi. No dai scherzo! XD
Di nuovo un esempio:
Devo fare le foto ad un matrimonio ed è la prima volta.
Con quali tempi devo operare? Con il flash o senza? Quand’è il momento in cui si scambiano l’anello? Da che parte è meglio stare?

Questo povero…povero essere umano dell’esempio, sarà una persona senza tempo.
Non ha alcuna esperienza e si prende il rischio di fotografare un matrimonio (in cambio di una cena magari), perchè il suo amico che si sposa gli ha detto: “ Tranquillo come vengono vengono, non voglio spendere per le foto “.
Caro amico Esempio, ti assicuro che le amicizie finiscono per molto meno.

Torniamo a noi.
Se siete agli inizi, se non avete sicurezze, se dovete affrontare argomenti fotografici trasposti in realtà, di cui avete solo sentito parlare, vi servirebbe del tempo che non avrete in quel contesto.
Prendendovi del tempo prima, molto prima, non vi servirà altro tempo in quel contesto e potrete svolgere il vostro compito quando sarà giusto farlo. (Quindi per ora vai al matrimonio come invitato.)
In un servizio fotografico si possono fare un determinato numero di scatti, ma sapere quando lo scatto utile si ha è la traduzione del tempo speso prima e guadagnato poi.
Questo concetto per molti è poco chiaro e si vede.
La fotografia digitale in questi casi non vi sarà d’aiuto.
Spesso non c’è nemmeno il tempo di alzare lo sguardo verso un monitor… figuriamoci capire se la foto è corretta o meno.

Buon Tempo a tutti voi.
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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“Il tempo” Alice S/S 2016 Pamela Fornari Couture Tiziano Toma Photo Fabiola Valentini Model Noemi Pasculli Makeup/Hair Styling Assistant : Jacopo Bongarzoni – Giulia Benassai – Michele Giametta – Giuseppe Quartarone

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La fotografia non si fa con il cuore: Parliamo di Critica e Regola dei terzi.

Pubblicato il 6,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Il soggetto è troppo centrale.
Il soggetto non è posizionato nella regola dei terzi.
Spesso ci si avvita in piroette, salti mortali e doppi carpiati
per cercar di criticare l’operato altrui, senza possedere una minima cognizione di ciò che si dice.
Premesso che non ho mai visto alcuna ricetta medica, prescrivere discorsi logorroici privi di senso, almeno 3 volte giorno (ma non faccio il medico eh), direi che se ti occupi di tubi, acqua e scarichi, sarebbe meglio lasciar parlare chi ha uno studio
ed esperienza comprovata alle spalle.

Ora, cerchiamo di mettere ordine e di comprendere qualcosa riguardo le regole fotografiche.
Nello specifico parliamo di regola dei terzi.
Per prima cosa sottolineiamo che per fare fotografia, queste regole che sembrano semplici, non basta saperle, non basta conoscerne l’esistenza, servirebbe anche saperle applicare.

Che cos’è la regola dei terzi?

Facciamola semplice, senza troppi giri di parole.
Consiste nel posizionare soggetti primari (ma anche secondari se il senso estetico lo ritiene corretto) su delle ipotetiche linee che dividono l’immagine in 9 parti di egual misura.

Fin qui’ tutto semplice, ma allora perchè appare così ostico e difficile da comprendere, che per imparare ad inquadrare correttamente, agli inizi, per poi solo dopo saper e poter valutare se è il caso di applicare la regola, è importante allenarsi in tal
senso e capire se si ha una predisposizione alla fotografia o meno?

La scusa del non farlo, perchè si è agli inizi non regge ed è una scusa appunto, anche alquanto puerile, un po’ come il bimbo con la bocca sporca di cioccolata che dice alla mamma piangendo che no, non è stato lui a mangiarla.

Si vedono schiere e schiere di fotografi, foto amatori, neo professionisti dell’immagine ma anche i famosi “ Lei non sa chi sono io, io fotografo da 30 anni…” che ignorano bellamente quella suddivisione dello schermo o del mirino  così fastidiosa,
che è meglio posizionare l’orizzonte al centro del quadro, così gli do’ più importanza!

Insomma, il messaggio di oggi è sempre lo stesso anche se trattiamo un’argomento diverso:
Impariamo a dare importanza al senso estetico di una fotografia per vari motivi:

  • Per rispettare la fotografia.
  • Per far seriamente fotografia.
  • Per produrre fotografia e non immagini.
  • Per avere cognizione di causa quando si digita o si parla.
  • Per non essere identificati come il “Salvini” della fotografia.
  • Per capire se forse è il caso di comprare quel bel tavolo da ping-pong ed investire il proprio tempo in quello.
  • Per non far sanguinare gli occhi altrui.
  • Per tralasciare firme, titoli, poesie copiaincollate e descrizioni fantasiose avulse dal contesto di scatto.
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ESEMPIO DI REGOLA DEI TERZI “Upside down to Amish Life” Progetto Editoriale pubblicato su : Foto Cult – Elegant Magazine – Ob Fashion – Photo: Tiziano Toma Fashion Designer: Pamela Fornari Makeup Artist: Noemi Pasculli make-up – @Giulia Giulia Antoccia Make Up Artist – Nadeshe Mantineo Hair Stylist: Maria Santaniello Booker: TANIA BETTI PHOTOGRAPHY Models : Valentina D’Aloia – Federica Sammarco – Loredana Vulpescu – Flavia Ghercea Assitant : Tiziano Mammana – Gianluca Cococcia

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Parliamo di iperfocale.

Pubblicato il 5,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Spesso si sente dire, specie in ambienti dove la fotografia è trattata come un KG di Arance o di Mele, che “la fotografia si fa con il cuore”.
Posso essere d’accordo, tralasciando discorsi correlati al professionismo, che la fotografia possa essere prodotta con attrezzature varie e dai costi contenuti.
In ambito professionale, tutto sarebbe da rivedere, in quanto per acquisire un tipo di immagine, utile ai fini commerciali, servono gli strumenti adatti.
Precisiamo:
Se dovessi vendere una sfilata non potrei presentarmi con un 35mm ed una reflex non performante per raffiche e buffering adeguato (a meno di strane richieste del committente).
Rapportandoci alla fotografia in generale e togliendo i distinguo di cui sopra, il cuore non basterebbe a produrre una fotografia.
Potrebbe di certo produrre un’immagine ma non una fotografia.
Per questo, in questo blog, ho deciso di accennare degli argomenti basilari, che possano guidare ed incuriosire il lettore a 3 steps successivi:

Conoscere Conoscere e Conoscere.
Oggi quindi voglio incuriosirvi sul concetto di iperfocale.
Cos’è?

Estratto di Definizione (Fonte Wikipedia)
La distanza iperfocale è la distanza oltre la quale tutti gli oggetti sono accettabilmente nitidi (limite anteriore di profondità di campo), quando un obiettivo è messo a fuoco all’infinito e chiuso ad un determinato valore di diaframma.

Ok ma a cosa serve?

Il concetto di iperfocale va correlato a quello di profondità di campo.
La profondità di campo è quel piano risultante a fuoco
assieme al piano della messa a fuoco scelta.
La profondità di campo è variabile a seconda del diaframma, della focale e della distanza della fotocamera al piano di fuoco scelti.
Esiste quindi, per ogni focale e per ogni diaframma, una distanza di messa a fuoco, che amplierà la profondità di campo dall’infinito, a una punto posto all’incirca nella metà della distanza di messa a fuoco.
Tale distanza viene chiamata iperfocale.

Dal piano teorico all’atto pratico, esiste una formula per calcolare l’iperfocale:
Iperfocale = (f2 / D*rmin) + f
f = lunghezza focale
D = apertura e
rmin =  circolo di confusione ( il più piccolo cerchio che l’occhio umano riesce a distinguere ad una determinata distanza).

Sugli obiettivi a focale fissa vengono riportati la scala delle distanze di messa a fuoco ed i  riferimenti che consentono di impostare facilmente la distanza iperfocale.

Esempio di impostazione iperfocale.

Esempio di impostazione iperfocale.

E voi conoscevate il concetto di iperfocale?
Lo ritenete utile?
Approfondirete l’argomento?
Scrivetemelo in un commento a questo articolo.

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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