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La fotografia non si fa con il cuore: L’espressione personale attraverso la tecnica

Pubblicato il 9,12,2016  - Su Fotografia

Piccola premessa doverosa.
Non mi è mai risultato che per scrivere un blog si abbia bisogno di una certa notorietà.
Purtroppo scrivere un blog non è per tutti e lo comprendo.
Necessita di tempo, una minima attitudine a studio e ricerca delle tematiche e del loro sviluppo.
La cosa che è per tutti invece è porre la critica in maniera sterile, senza alcuna dimostrazione e senza competenza.

Fine della premessa.

Iniziamo con l’argomento scelto, dove sono certo che ci sia molto su cui dibattere.
L’espressione personale attraverso la tecnica.
Non voglio assolutamente, anche se ce ne sarebbe anche bisogno, iniziare con un’analisi storica, legata all’arte, all’espressione personale e quindi a tutto quel background culturale arrivato fino ad oggi, che ha contribuito ala nascita di nuove
espressioni, di revival artistici e perchè no anche di tutta quella parte astrusa per molti ma invadente, chiamata mercato.

Butto li un sassolino per portarvi ad una riflessione.

Pittori, scultori ecc… ci hanno fatto pervenire dei prodotti privi di tecnica ed assolutamente creati solo perchè quel giorno erano in vena, oppure ci costringono oggi a far le file nei musei sparsi per il globo, per darci la possibilità di osservare
qualcosa, frutto di tecnica, correlata ad una propria espressione personale, guidata da una committente finanziatrice del progetto?

Non voglio rispondere, credo che si capisca dove voglio andare a parare  per questo mi piacerebbe affrontare con voi un discorso aperto, tenendo però bene a mente quel sassolino riflessivo appena lanciato.
Si pensa e troppo spesso oggi si palesa, che la tecnica sia qualcosa che soffochi la possibilità di esprimersi.
Questo concetto però è talmente nuovo e talmente privo di fondamenta che non trova alcun riscontro storico.
La storia invece ci mostra capolavori antichi che sono stati nel tempo finte di ispirazione.
Ci mostra che senza una adeguata tecnica, nessuna ispirazione può divenire reale, perchè nella fase di progettazione mancherebbero le competenze atte ad esprimere in pratica la volontà attuativa.

Insomma, credo proprio e ne ho dimostrazione ogni giorno che la fotografia abbia dei linguaggi, talvolta criptici e talvolta palesi, che comunque vanno imparati e che comunque vanno saputi parlare in maniera da poter comunicare con chi
osserva.Oggi gli osservatori di una foto sono molti di più, grazie alla tecnologia, ma come spesso accade, siamo noi molto più indietro rispetto alle possibilità odierne.

Dunque, perchè non iniziare a capire che non ci si può’ esprimere senza apprendere alcun linguaggio?
Oppure volete davvero essere come le famose tre scimmiette?

 

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: L’armata Brancaleone della fotografia.

Pubblicato il 8,12,2016  - Su Fotografia

Non so se tutti conoscete il capolavoro in celluloide del Maestro Monicelli, capace di descrivere, dando seppur in un contesto comico, un carattere cruento e realista al periodo Medioevale,
nuova linfa creativa alle narrazioni future.
Monicelli descrisse l’Italia come famelica, pezzente, meschina ed infingarda.
Ecco un piccolo ritratto odierno di tutto quel movimento neo trash che abita e troppo spesso coabita con la buona fotografia nostrana.

Come al solito, mi spiego meglio.
Perchè coabita? Cosa voglio dire? Cosa sto sottendendo?

Siamo nell’era digitale. Tutto è più veloce e tutto è alla portata di chiunque. Un fotografo affermato spesso si piega alle logiche comunicative del momento
e si trova a dover rispondere, inveire, parlare e spesso confrontarsi con tutta un sottobosco
di “funghi velenosi”, talvolta avulsi anche dal contesto.

Si è vero, c’è tanto di buono in questo per chi voglia apprendere, ascoltare ed osservare, ma tirando le somme c’è anche tanto di tristemente nichilista,
nel dover leggere risposte intelligenti a domande da mentecatti.

L’armata Brancaleone della fotografia è in cammino da anni, perde pezzi e ne acquista di nuovi, ognuno con la sua specifica funzione:
Organizzatore improvvisato, modella improvvisata pronta a mostrare e mostrarsi per due spiccioli, “fotografi”
costretti a ritrarre culi scarabocchiati pur di far parlare di se e così via….

In un certo senso ci sono delle assonanze con l’armata descritta da Monicelli;
mi sembra di rivedervi il Brancaleone da Norcia, Panigotto, Berta d’Avignone, Thorz, Pantaleo, Tiburzia….

Certo è che, non si intravede ancora Gigi Proietti, la morte personificata, per dar pace eterna a questa stantia parodia fotografica…ma sono sicuro che arriverà.

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Tempo al tempo.

Pubblicato il 7,12,2016  - Su Fotografia

Oggi avrei voluto parlare di altro, ma visti i vostri commenti  sul blog e sui social all’articolo di ieri, quello di oggi è un passaggio obbligato, un po come il passa dal via e ritira i soldini.
Non sono qui per dare scusanti a me stesso oppure ad altri ma è doveroso cronacare anche un fattore ieri taciuto, per il quale, la corretta applicazione della regola fotografica, diviene cosa ostica, complessa e spesso fonte di disagio.
Il tempo.
No… non sto parlando del tempo di “ ho impostato il tempo, poi diaframma….”, parlo del tempo, anzi IL TEMPO, quello che suddividiamo in 24 ore, per capirci meglio.
Guadagnare del tempo per far qualcosa, per occupare quel tempo guadagnato, è sempre una cosa fantastica.
“Ho finito i compiti prima, posso giocare a pallone mezz’ora in più!”
Guadagnarsi del tempo però non è sempre cosa facile e spesso l’impressione che per farlo, bisogna sacrificare prima del tempo da togliere ad altro, si tramuta in dato di fatto.
Mi spiego con una domanda:
Come posso inquadrare correttamente un soggetto se non so farlo?
Risposta: “A culo”.
Risposta alternativa: “Studiando”
Risposta corretta: “Studiando e prendendomi altro tempo per studiare come applicare le regole dello studio.”

Ecco dove batte la lingua. Sul tempo!
Per qualcuno il tempo di studio è importante, poi però viene legato da se stesso o da altri ai tempi di realizzazione, che spesso non permettono il ragionamento.
Ed allora come si fa? Domanda errata!
Il problema del tempo in realtà è un problema secondario e talvolta non è nemmeno un problema. Si, vi sto dicendo delle cazzate per confondervi. No dai scherzo! XD
Di nuovo un esempio:
Devo fare le foto ad un matrimonio ed è la prima volta.
Con quali tempi devo operare? Con il flash o senza? Quand’è il momento in cui si scambiano l’anello? Da che parte è meglio stare?

Questo povero…povero essere umano dell’esempio, sarà una persona senza tempo.
Non ha alcuna esperienza e si prende il rischio di fotografare un matrimonio (in cambio di una cena magari), perchè il suo amico che si sposa gli ha detto: “ Tranquillo come vengono vengono, non voglio spendere per le foto “.
Caro amico Esempio, ti assicuro che le amicizie finiscono per molto meno.

Torniamo a noi.
Se siete agli inizi, se non avete sicurezze, se dovete affrontare argomenti fotografici trasposti in realtà, di cui avete solo sentito parlare, vi servirebbe del tempo che non avrete in quel contesto.
Prendendovi del tempo prima, molto prima, non vi servirà altro tempo in quel contesto e potrete svolgere il vostro compito quando sarà giusto farlo. (Quindi per ora vai al matrimonio come invitato.)
In un servizio fotografico si possono fare un determinato numero di scatti, ma sapere quando lo scatto utile si ha è la traduzione del tempo speso prima e guadagnato poi.
Questo concetto per molti è poco chiaro e si vede.
La fotografia digitale in questi casi non vi sarà d’aiuto.
Spesso non c’è nemmeno il tempo di alzare lo sguardo verso un monitor… figuriamoci capire se la foto è corretta o meno.

Buon Tempo a tutti voi.
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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“Il tempo” Alice S/S 2016 Pamela Fornari Couture Tiziano Toma Photo Fabiola Valentini Model Noemi Pasculli Makeup/Hair Styling Assistant : Jacopo Bongarzoni – Giulia Benassai – Michele Giametta – Giuseppe Quartarone

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Vita o Morte della Fotografia: Scuole di pensiero?

Pubblicato il 2,12,2016  - Su Fotografia

Apprendo oggi di una dichiarazione di Sebastião Salgado
(n.d.r. fonte )
il quale presuppone una preoccupazione riguardante la strada che la fotografia mondiale sta’ percorrendo.
Parlando di Social Network ed in particolar modo di Instagram
profetizza una morte della fotografia a favore della supremazia dell’immagine.

Una visione realistica?
Apocalittica?
Pessimista?
A questo punto vorrei mettere in parallelo le parole di un’intervista di qualche tempo fa a Giovanni Gastel
(n.d.r. fonte) , il quale indica il momento storico come una rivoluzione culturale ma anche tecnologica in cui il concetto di immagine
prenderà la sua importanza e la sua netta distinzione da quello fotografico che tornerà ad essere espressione di una data parte di realizzatori e committenti.
Quindi nessuna morte, ma una nuova vita.

Una visione realistica?
Ottimista?
Dov’è la verità?
Quale “profezia” si avvererà.
Il mio punto di vista:

Propendo da sempre verso la visione di Giovanni Gastel, pur vivendo a volte con disagio questa attuale confusione fra immagine e fotografia, amplificata dai social network.
Credo fermamente che il ritorno sempre più concreto della fotografia analogica e di persone interessate ad essa, sia uno dei segnali più importanti.
Credo che conviveranno nella fotografia due grandi realtà rappresentate dal digitale e dall’analogico e credo che l’immagine avrà un’altrettanto spazio importante, in tutto cio’ che sarà la veicolazione della notizia o di qualsiasi azione destinata ad
essere estemporanea.

E voi? Verso quale visione propendete?
Attendendo i vostri commenti vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo.

(Scritto da Tiziano Toma)

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Le piramidi della consapevolezza

Pubblicato il 29,11,2016  - Su Fotografia

Siamo nel 2016, quasi 2017 direte voi, vezzeggiando la celebre battuta tratta dal film “Non ci resta che piangere”.
La fotografia sta vivendo un culmine di interesse paragonabile al momento storico in cui essa nacque.
Non sto paragonando ovviamente il numero di fruitori, ma l’interesse economico e non che ruota attorno ad essa.
Oggi il numero di fruitori è divenuto quasi indecifrabile per merito della tecnologia e dei costi che si sono nettamente fatti sempre più accessibili.
Ovviamente a tutto c’è un ma, tutto è visibile sotto diverse prospettive e giudicabile in maniera positiva o negativa.
La stessa massa che utilizza la fotografia, ha una percezione del mezzo talvolta discordante.
C’è chi indica la fotografia, intesa come mezzo di comunicazione visiva, come del tutto morto a causa del gran numero di soggetti che ne fanno uso, dando quindi un’accezione negativa al momento storico in cui si colloca la critica e c’è chi pensa che invece tutto questo movimento, talvolta informe, talvolta maleducato ed incomprensibile e talvolta fuori da qualsiasi logica, sia una grande e nuova possibilità.
Mi voglio collocare nella mia personale lettura degli eventi, verso la teoria possibilista, andando a spiegare il perché ed andando ad individuare dei punti, spesso poco toccati o comunque taciuti.
E’ una nuova possibilità, ne sono più che certo,  in quanto non voglio vedere il movimento fotografico mondiale come una massa informe ma come una ordinata “piramide”, composta da nuove figure, nuovi inventori di utilizzo ma anche nuovi opportunisti e nuovi e mediocri attuatori, che coabitano nell’insieme.
La “piramide” ora non ha una solida base e deve scontrasti con le “piramidi” accanto che hanno dei mattoni in cima molto deboli, ma delle basi formidabili in termini di costruzione.
Cosa forma una solida base e cosa serve per rendere l’attuale massa “piramidale” duratura e ben strutturata come le sue colleghe più longeve?
La consapevolezza.
La consapevolezza non è altro che un dato storico che non viene solo appreso con una data di nascita ed una data di morte ma viene elaborato nel suo insieme di informazioni, ripetuto all’atto pratico e studiato nuovamente per discernere i risultati positivi dai negativi.
In poche parole cari miei, non esiste photoshop, camera raw o lightroom senza sapere cosa accade, come si costituisce e come si opera in una camera oscura.
Non esiste il saper individuare la focale adatta su uno zoom senza conoscere i pregi ed anche le limitazioni non solo teoriche, di una lente a focale fissa.
Non si può’ produrre una buona foto in digitale se non si è imparato a conoscere i termini di tempo, le domande e le risposte da porsi quando si scatta in analogico.
Abbiamo quindi una grande possibilità…capire ed innovare.
Innovare senza aver compreso produce delle basi di sabbia che porteranno voi stessi e la fotografia verso una deriva di mediocrità.
Investite sulla conoscenza, perché far click è alla portata di chiunque.
Nei prossimi articoli ci sarà modo di entrare nello specifico, per ora vi chiedo un pensiero al riguardo, per confrontare le nostre visioni.

 

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© CREOART Snc – scatto/sviluppo pellicola/provino scalare/stampa chimica : Tiziano Toma.
Modella Giulia  Nocella – Make-up Giada Petrangeli –
Sviluppo ILFORD HP5 PLUS 400
Stampa su carta Ilford  MG4RC 25M 12.7 x 17.8 cm – satinata
Stampa a 16 sec. f8 contrasto 3

 

 

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