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La fotografia non si fa con il cuore: Il fruscio del disco si sente in foto.

Pubblicato il 11,01,2017  - Su Fotografia, Tutorial

Bentornati a tutti dalle feste.
La Befana e Babbo Natale hanno portato tante reflex ai bambini buoni,che speriamo leggeranno anche i manuali d’istruzioni.

Rumore. Oggi parliamo di rumore e voglio partire un po’ da lontano per arrivare al significato di questo concetto ad oggi.

Nella fotografia analogica, dove si usano reazioni chimiche per determinare dei valori utili a produrre una fotografia, abbiamo la misurazione della sensibilità della pellicola
(non essendovi un sensore) o velocità della stessa che dir si voglia, nel rapporto con la luce.
Fotografare con una pellicola a bassa sensibilità richiede (a parità di condizioni), tempi di esposizione maggiori.
In questo caso è corretto parlare di pellicole lente.
Al contrario, pellicole con alte sensibilità necessitano di tempi di esposizione più corti, da qui la dicitura di Pellicole veloci.
Ovviamente questi rapporti e le scelte delle pellicole sono determinate dalle condizioni di illuminazione e dall’utilizzo o meno di flash esterni o su slitta.

Le sensibilità delle pellicole si misurano in ISO / ASA o DIN (in Germania).

Ecco i valori ISO/ASA più comunemente utilizzati nelle pellicole: 50, 100, 125, 160, 200, 400, 800, 1000 e 1600.
Ora cerchiamo di addentrarci nel concetto di Rumore che chiameremo Grana, rivolgendoci alla pellicola.
La pellicola è composta da alogenuro d’argento, un composto chimico (sale) formato dall’argento (Ag) con un alogeno (fluoro, cloro, bromo, iodio).
La formula generale di un alogenuro d’argento è AgX, dove X indica un generico alogeno.
(fonte Wikipedia)

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Il concetto importante è che quanto meno sensibile sarà la pellicola ( ASA 50 – 100 – 125 …) tanto meno grande sarà lo spessore e le dimensioni dei grani di alogenuro d’argento che la compongono.
La grana per l’appunto, riconducibile al rumore nella fotografia digitale.
Ovviamente utilizzare pellicole con basso valore di ASA produrrà un’immagine con maggior dettaglio oltre che con meno grana.

Arriviamo ora alla fotografia Digitale che ha come già abbiamo accennato delle similitudini concettuale con a fotografia analogica.
Nella fotografia digitale, il valore ISO serve a misurare e tarare la sensibilità del sensore. 
Proprio come per la pellicola, un basso valore ISO corrisponderà ad una bassa sensibilità.
Con l’avvento dei sensori le sensibilità ISO sono divenute sempre più estreme ed alte, così come il rumore da esse generate.
Ovviamente valori di 25.000 ISO erano impensabili con la pellicola, ma non sempre sono valori utili e spesso non riescono a restituire una qualità nell’immagine, in quanto il Rumore andrà a ledere buona parte del dettaglio.
Sono vari i disturbi che creano rumore ad alte sensibilità nel digitale: 
radiazioni ultraviolette, basso segnale che arriva al sensore e che dovrà essere amplificato con conseguente rumore, visto che il segnale originario era debole in entrata.
Questi disturbi vanno a contaminare il segnale in uscita del sensore che produrrà più rumore ad alte sensibilità con scarsa condizione di luce.
Proprio come in pellicola il rapporto fra ASA/ISO/DIN e luce può determinare perdita di informazioni e quindi di dettaglio e maggiore rumore o grana.



Quindi il valore dettato dalla sensibilità ISO/ASA/DIN è il valore principale per determinare una fotografia dettagliata e priva di rumore.

Nella fotografia digitale però abbiamo un sensore e non una reazione chimica.

PRIMA RIVELAZIONE SORPRENDENTE :
il segnale che determina il rumore nei casi visti è paritetico ad un segnale di carattere analogico.
Non è cambiato nulla sotto questo aspetto.
Più aumento la sensibilità più il segnale disturbato diviene maggiormente disturbato.



Avete mai sentito il fruscio prodotto da un vinile?

Se alzate il volume il fruscio diviene sempre più evidente.

Ora rapportate questa informazione agli ISO/ASA/DIN e saprete come tarare e cosa e come fotografare, quali opzioni scegliere e saprete comprendere che per ora nulla è cambiato,
malgrado le grandi notizie sensazionalistiche da mille mila ISO della case produttrici.
Qualcosa è migliorato, si ma non cambiato rispetto al passato.



SECONDA RIVELAZIONE SORPRENDENTE :


Esiste un nuovo segnale di disturbo, dovuto alla tecnologia digitale che viene spesso accomunato al Rumore (erroneamente).

HOT PIXEL.
Perchè i disturbi del sensore denominati hot pixel non possono essere accomunati al Rumore?
Perchè questi prima dell’avvento dei sensori non esistevano in pellicola ed abbiamo visto quanto le caratteristiche di Rumore fra pellicola e digitale siano equipollenti.
Gli HOT PIXEL sono determinati in casi di lunga esposizione e non si presentano come grana o rumore ma come puntini colorati, visibili per lo più durante le lunghe esposizioni,
specie quando viene chiesto ad un sensore meno performante di svolgere un lavoro a lui non adatto.
Su una DSLR da 6-8MP, generalmente appaiono intorno ai 20 secondi.

Gli HOT PIXELS quindi sono un prodotto unico della fotografia Digitale e non sono accomunabili al Rumore che è un disturbo di segnale in comune con la fotografia Analogica.

Esistono anche i DEAD PIXEL, ma in quel caso la via dell’assistenza è l’unica, in quanto sono parti di segnale incapaci di fornire un segnale,
se non dei puntini bianchi che sono la traduzione di un pixel morto.
Esistono programmi per ovviare, ma l’assistenza sarebbe la soluzione principale.

Spero di aver dato un contributo positivo alla conoscenza del Rumore ed alle differenze fra rumore ed hot pixel ed ancora, alle congruenze e similitudini fra fotografia analogica e digitale.

Al prossimo articolo.
Un saluto.

(Articolo scritto da Tiziano Toma)




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La fotografia non si fa con il cuore: Regole che non rispettano le regole.

Pubblicato il 13,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Con immenso dispiacere mi ritrovo a dover parlare di composizione.
Perchè dispiacere?
Perchè chi non conosce la composizione, chi non la studia, chi non osserva la composizione è un ignorante cronico e spesso mi ritrovo a dovermi confrontare sui social con ignoranti cronici anche un tantinello aggressivi.

Entriamo subito nel merito.

Chi ha letto i passati articoli o chi già lo sa, conosce la regola dei terzi, le quinte fotografiche ed in generale le regolette di composizione atte a dar si armonia ma anche un messaggio concreto al lettore, il quale sarà facilitato trovandosi davanti una
corretta inquadratura, esposizione ecc.. ecc…
Tutte le fotografie dovrebbe essere utili ad uno scopo, ma non  tutte le fotografie perseguono gli stessi scopi.

Ecco che arrivano i problemi.
Perchè quel piede è tagliato? perchè il braccio è mozzato? perchè la mano non si vede?
Ovviamente questi ci hanno insegnato che sono errori, per farci comprendere come progettare uno scatto corretto, ma nessuno ci ha ancora detto  (forse perchè vi sono corsi di studio di livello un pochino più avanzato) che per comunicare in
determinati contesti vi sono regole che aboliscono altre regole.
No, non tutti sono capaci ad individuare tali contesti, specie se non hanno alcuna cognizione per farlo e non tutti sanno applicare quei tagli in maniera corretta, seguendo appunto delle regole.

Cercherò di essere breve dicendo che:

Se state facendo la foto ricordo a vostra cugina oppure un matrimonio, forse è il caso di attenersi ad altre regole di composizione, ma vi sono casi in cui, specie nella fotografia legata al marketing moda, tagliare a metà le dita crea un disturbo
nell’osservazione, tagliare a metà un ginocchio idem,
ma tagliare sopra le dita e sopra o sotto un ginocchio è corretto e complementare alla regola di inquadratura applicata.
Vi sono casi in cui addirittura questo concetto viene esasperato e se il taglio sulle dita funziona, va bene così.

E’ davvero da ignoranti parlare a sproposito ed ancor più agire di conseguenza.
Quindi la regola migliore di seguire è : Osservare, progettare prima di produrre.

Alcuni esempi per documentare quanto scritto:

 

 

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

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FOTOGRAFIA TIM WALKER

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FOTOGRAFIA PETER LINDBERGH

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: L’armata Brancaleone della fotografia.

Pubblicato il 8,12,2016  - Su Fotografia

Non so se tutti conoscete il capolavoro in celluloide del Maestro Monicelli, capace di descrivere, dando seppur in un contesto comico, un carattere cruento e realista al periodo Medioevale,
nuova linfa creativa alle narrazioni future.
Monicelli descrisse l’Italia come famelica, pezzente, meschina ed infingarda.
Ecco un piccolo ritratto odierno di tutto quel movimento neo trash che abita e troppo spesso coabita con la buona fotografia nostrana.

Come al solito, mi spiego meglio.
Perchè coabita? Cosa voglio dire? Cosa sto sottendendo?

Siamo nell’era digitale. Tutto è più veloce e tutto è alla portata di chiunque. Un fotografo affermato spesso si piega alle logiche comunicative del momento
e si trova a dover rispondere, inveire, parlare e spesso confrontarsi con tutta un sottobosco
di “funghi velenosi”, talvolta avulsi anche dal contesto.

Si è vero, c’è tanto di buono in questo per chi voglia apprendere, ascoltare ed osservare, ma tirando le somme c’è anche tanto di tristemente nichilista,
nel dover leggere risposte intelligenti a domande da mentecatti.

L’armata Brancaleone della fotografia è in cammino da anni, perde pezzi e ne acquista di nuovi, ognuno con la sua specifica funzione:
Organizzatore improvvisato, modella improvvisata pronta a mostrare e mostrarsi per due spiccioli, “fotografi”
costretti a ritrarre culi scarabocchiati pur di far parlare di se e così via….

In un certo senso ci sono delle assonanze con l’armata descritta da Monicelli;
mi sembra di rivedervi il Brancaleone da Norcia, Panigotto, Berta d’Avignone, Thorz, Pantaleo, Tiburzia….

Certo è che, non si intravede ancora Gigi Proietti, la morte personificata, per dar pace eterna a questa stantia parodia fotografica…ma sono sicuro che arriverà.

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia degli Ignoranti

Pubblicato il 1,12,2016  - Su Fotografia

Avete mai sentito un ignorante dire che ignora?
Si.
Oggi è divenuto quasi un “must”, a tratti un pregio.
Schiettezza. Realismo. Semplicità.
Vengono affibbiate queste caratteristiche a chi ignora e si fa fregio della propria ignoranza.
Ora entriamo nello specifico e quindi nelle casistiche in cui la fotografia viene colpita da questa assunzione di pregi.
L’ignorante ha una frase che usa come cavallo di battaglia!

“Questa foto è Naturale, non ha alcuna post-produzione ne sviluppo, è uscita così dalla macchina fotografica e quindi è una foto bella perchè naturale.”

NA-TU-RA-LE.

A soffermarsi su questa parola nello specifico ci sarebbe da parlare un bel po’.
Mi limito a gettare un sassolino nello stagno?
Siamo sicuri che la questa grande naturalezza  nell’immagine vantata, sia davvero cos’ genuina?
La foto magari è stata scattata con un supporto digitale.
Per non fare uno sviluppo è stata scattata in JPG e scaricata.
Il JPG produce una foto naturale?
Io dico di no…..ma non vado oltre per non andare troppo fuori tema.
Quindi l’ignorante, continuando ad analizzare la frase, è felice di ignorare (e su questo provo anche un po’ di invidia)
e pensa e palesa che la sua foto sia bella perchè priva di qualsiasi intervento… (suo, il corpo macchina è già intervenuto per produrre il file JPG.)
Poi l’ignorante si espone ancor di più, andando a toccare i tasti più populisti possibili e va a nominare la fotografia analogica in rapporto a quella digitale:

“Col digitale siete tutti capaci di far foto belle… (Belle? Se ti avesse letto Ansel Adams ti avrebbe inviato uno scappellotto a mezzo piccione viaggiatore, solo per la definizione di Bella Fotografia)…Con il digitale e photoshop la realtà viene stravolta e una foto brutta, diventa bella! Questo con l’analogico non accadeva.”

QUESTO CON L’ANALOGICO NON ACCADEVA.

A questo punto si potrebbero elencare molteplici risposte da dare, ma si sà, l’ignorante troverà sempre il modo di negare l’evidenza.
Però qualche risposta voglio suggerirla:

  • Perchè allora non scatti in analogico e non mostri cosa fai con quel tipo di supporto?
  • Perchè non provi a studiare qualcosina prima di imbrattare pagine e pagine digitali di fuorvianti e false convinzioni vomitate come si vomiterebbe una cena al All You Can Eat?
  • Perchè continui a fotografare?

La migliore risposta però ve la linko.
Photoshop aveva un’altro nome e non era di proprietà di Adobe, ma è da li che parte tutto.
Senza cultura della fotografia non esiste una bell…..emm scusi Signor Adams… una buona fotografia.

Scritto da Tiziano Toma.

 

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