Studiamo insieme… La compressione delle masse nella fotografia di ritratto.

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La fotografia di ritratto è sempre oggetto di moltissime discussioni, le maggiori delle quali sono errate o frutto di poca informazione. Si parla spesso di “ottiche per il ritratto” citando il più delle volte ottiche non conformi al fine desiderato. Per realizzare un buon ritratto si parte dallo studio delle prospettive, per arrivare ad eliminare tutti gli errori e spesso i preconcetti, legati all’uso delle ottiche.
Si inizia quindi dalla compressione fotografica, con questo termine si potrebbe supporre qualcosa di assurdo e di complicato, nulla di tutto questo in realtà, si parla di un concetto base per chiunque scelga di avvicinarsi alla fotografia.

Per poter parlare di compressione fotografica, bisogna conoscere il concetto di prospettiva e di distorsione prospettica, a molti non chiaro. Di seguito, una breve descrizione:

“La distorsione prospettica o deformazione prospettica indica qualunque variazione della prospettiva, rispetto a quella della visione ad occhio nudo.”

In questo caso, ovviamente si parla di fotografia, quindi bisogna”eliminare” tutti i concetti sulla prospettiva a noi noti in altre materie, come geometria o architettura, questo avviene perchè il termine prospettiva usato in architettura, in geometria e in disegno tecnico, generalmente sottointende la visione ad occhio nudo come unica o fondamentale “visione del mondo”, in fotografia o nel cinema, dov’è possibile cambiarla modificando la focale o l’angolo di ripresa, risulta più facile utilizzare il termine distorsione prospettica. Si parla, quindi, di prospettiva e di relativa distorsione prospettica in fotografia, dove non è l’occhio nudo l’unica forma di ripresa e di visione del soggetto fotografato, ma tutto dipende direttamente dal tipo di ottica che decidiamo di montare sui corpi macchina.
Tutto questo ovviamente è indiscutibile e non opinabile, in quanto si parla di “matematica” delle ottiche, valido e senza cambiamenti anche per la fotografia analogica.

Dopo aver chiaro il concetto di prospettiva, cerchiamo di capire bene il perchè è preferibile realizzare un ritratto con un teleobiettivo e non con un grandangolo:

focale-ritratto

L’esempio sopra riportato (vedi immagine) è fin troppo chiaro, e dovrebbe essere sufficiente a “tagliarvi la mano” ogni qualvolta vi salti in mente di realizzare un ritratto ravvicinato ad un soggetto, senza aver montato sulla reflex almeno un 85mm fisso, oppure un teleobiettivo che arrivi almeno fino ai 105 mm.
La distanza ravvicinata al soggetto, come si può osservare, produce una distorsione (non bella) in fotografia, rispetto a ciò che invece si può vedere ad occhio nudo.
La teoria ci insegna che:
si può evitare tale distorsione, fotografando il medesimo soggetto da una distanza notevolmente maggiore, usando sempre un’ottica grandangolare, ottenendo un’immagine di campo molto più estesa ovviamente, ma ritagliando (crop in postproduzione) l’area centrale del ritratto, avremo un risultato quasi identico a quello fotografato con un teleobiettivo. Il grandangolo, riempiendo tutto il fotogramma con la scena ripresa, crea una distorsione, quindi ritagliando la parte centrale di una ripresa grandangolare (ovviamente effettuata da dovuta distanza) si può rimediare alla distorsione (solo sul crop, attenzione!) generata dalla distanza di scatto dal soggetto.
Ovviamente, si può selezionare soltanto la parte centrale del crop, quella dove la distorsione è in assoluto più attenuata o assente, nonostante tutto, gli elementi in fotografia (anche croppando molto) fatta con grandangolare, non si avvicinano tra loro, non c’è riduzione nei piani. 
Si va, certamente, incontro a problemi come la profondità di campo, il rimpicciolimento del file, il rumore e la nitidezza. In questo caso, tanti fotografi cadono in errore, vediamo il motivo…
Il crop non cambia assolutamente la lunghezza focale di una lente, nè può cambiare la curvatura della lente o la distanza interlente interna, ma esclusivamente la distanza del piano focale raccolto, quindi angolo focale.
Esempio: un 24-70 mm, montato su corpo formato 4/3 (Il sistema Quattro Terzi (Four Thirds) è uno standard fotografico presentato nel 2002 e sviluppato da Olympus e Kodak per applicazioni nel campo della fotografia digitale) è l’equivalente di un 140-200 mm montato su una reflex FX, ma si parla di angolo focale e non di lunghezza focale. Spesso i fotografi cadono in errore parlando del crop, credendo che cambi la focale, assolutamente no, in realtà cambia solamente l’angolo visivo.

La distorsione prospettica è matematicamente legata anche alla forma della lente, maggiore è la curvatura e maggiore è la distorsione della prospettiva, tutto questo è ben dimostrabile scattando foto con un grandangolo ad oggetti ravvicinati alla lente, successivamente si può fare la stessa prova con ottica normale e poi tele.

barattoli

Visto cosa accade in foto? Non è un ritocco grafico ne un miracolo di photoshop, è semplicemente la compressione dei piani. Il teleobiettivo ha un angolo di campo notevolmente più ridotto rispetto a un’ottica normale o grandangolare, quindi “ritaglia” una parte di sfondo, lasciando il soggetto al centro di dimensioni identiche, facendolo sembrare però più grande e molto più vicino.

Parlando di crop, spesso sentiamo dire che si vada incontro alla perdita di profondità di campo: errore!
Con il crop su corpo FX tutto questo non accade;
Una lente FX crea un cono di proiezione fx su un sensore fx, con quella specifica profondità di campo, se si decide l’utilizzo di un sensore più grande o più piccolo, il risultato rimarrà invariato, non può alterare quello che la lente proietta sul sensore.
Spesso si sente parlare di ottica 50 mm, uguale all’occhio umano. Perchè?
Bisogna definire correttamente la cosa:
si immagini di fotografare con un occhio sulla reflex fx (con montato il 50mm) e con un occhio fuori dal mirino, guardando la medesima scena, in quel caso si avrà la stessa distorsione prospettica dell’occhio umano.
Esistono ottiche osannate dai fotoamatori, come l’85 mm f1.8 (per i più esigenti f1.4), gruppo ottico noto per avere un controllo maggiore nella correzione delle distorsioni, schiacciando leggermente le forme e esaltandone la morbidezza, grazie alla grande apertura del diaframma, regalando anche sfondi con bokeh notevoli.
Esame del ritratto:

Nikon D700 con Nikkor 85 mm f1.8

da notare l’incredibile nitidezza e morbidezza offerta dalla combinazione corpo FX + 85 mm usato a f1.8, lo scatto è naturalmente privo di crop e di ritagli. Il Bokeh è quasi eccessivo, lo sfondo in questo caso è diventato una componente quasi del tutto irrilevante nello scatto. Invece, difetto da non sottovalutare, lo schiacciamento o compressione della massa è troppo basso, si inizia a percepire la mano e il polso, quasi come elementi di disturbo, in quanto risultano su un piano diverso dal viso.
Esaminiamo adesso, un ritratto, eseguito a 200 mm con teleobiettivo 70-200 mm f2.8.

Nikon D700 + Nikkor 70-200 mm f2.8

Qui si inizia a notare come la compressione delle masse sia una delle componenti fondamentali di tale tipologia di ritratto. Le ginocchia (messe ben davanti al viso) e la spalla dx (un piano dietro) risultano schiacciate in un piano unico, uniforme e molto più “armonioso” nell’immagine. La messa a fuoco a f2.8 regala comunque una morbidezza generale all’immagine, senza perdita eccessiva di dettaglio.

In un dettaglio di primo piano per esempio, scattando con un teleobiettivo, anche i lineamenti e le forme del viso vengono compresse, quindi risultano molto più armoniose, la compressione delle masse aiuta a ridurre i difetti della morfologia del viso. Esempio di scatto a 200 mm di un dettaglio di primo piano, no crop:

nikon f2.8 200 mm

non si parla soltanto di ritratto. Nella fotografia di paesaggio, l’uso del teleobiettivo, rende ancor più chiaro quanto già spiegato in precedenza. Foto sotto:

compressione1

visto? Le montagne anche se distanti centinaia di metri tra loro, risultano essere molto vicine, sembrano quasi “attaccate”, illusione ottica, data dalla compressione delle masse per l’uso della focale oltre 200 mm.

Attenzione, non si cerca di esaltare un’ottica e di sminuirne un’altra.
Il passaggio da un’ottica tele a una normale o grandangolare, non dev’essere finalizzata ad avere un angolo visivo più ampio, semplicemente dovrebbe essere utilizzata per esaltare un determinato spazio o una prospettiva. 

Un metodo di misurazione straordinariamente semplice è il seguente:
– Fotografiamo per dilatare le prospettive: USIAMO OTTICHE GRANDANGOLARI
– Fotografiamo per vedere ciò che vediamo nella realtà: USIAMO OTTICHE NORMALI (50 mm fisso)
– Fotografiamo per schiacciare o comprimere la massa e le prospettive: USIAMO I TELEOBIETTIVI

Ora siete davvero a conoscenza della compressione delle masse o compressione dei piani, chiamatela come preferite. Ricordatevi l’ultima regola, valida per l’uso di qualsiasi ottica:

“Il livello di compressione delle masse aumenta con l’aumentare della lunghezza focale.”

Per approfondimenti, non perdete i nostri WorkShop e i nostri Corsi di Fotografia individuali.

 

Articolo scritto da Jacopo Bongarzoni

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2 thoughts on “Studiamo insieme… La compressione delle masse nella fotografia di ritratto.

  1. Francesco ha detto:

    Finalmente!!!!!! uno che ha capito la differenza tra cropppare e zoommare!!!! 😀
    mitici!!!

  2. Roberto ha detto:

    Ciao,
    vorrei proporti due considerazioni: a) un ritratto ravvicinato si fa benissimo anche con un 50mm. b) la lunghezza focale non comprime e non allontana i piani, è la distanza relativa tra soggetto e sfondo che crea l’effetto. Se la foto delle montagne la scatti con un grandangolo e poi ne croppi la zona che hai riprodotto col tele, otterrai lo stesso effetto di “avvicinamento” dei piani che hai col tele scattando dalla stessa posizione, perchè il fotogramma che ottieni nel secondo caso (focale lunga) è semplicemente un ritaglio di quello ottenuto con il grandangolo.
    Cordialità.

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