Le piramidi della consapevolezza

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Siamo nel 2016, quasi 2017 direte voi, vezzeggiando la celebre battuta tratta dal film “Non ci resta che piangere”.
La fotografia sta vivendo un culmine di interesse paragonabile al momento storico in cui essa nacque.
Non sto paragonando ovviamente il numero di fruitori, ma l’interesse economico e non che ruota attorno ad essa.
Oggi il numero di fruitori è divenuto quasi indecifrabile per merito della tecnologia e dei costi che si sono nettamente fatti sempre più accessibili.
Ovviamente a tutto c’è un ma, tutto è visibile sotto diverse prospettive e giudicabile in maniera positiva o negativa.
La stessa massa che utilizza la fotografia, ha una percezione del mezzo talvolta discordante.
C’è chi indica la fotografia, intesa come mezzo di comunicazione visiva, come del tutto morto a causa del gran numero di soggetti che ne fanno uso, dando quindi un’accezione negativa al momento storico in cui si colloca la critica e c’è chi pensa che invece tutto questo movimento, talvolta informe, talvolta maleducato ed incomprensibile e talvolta fuori da qualsiasi logica, sia una grande e nuova possibilità.
Mi voglio collocare nella mia personale lettura degli eventi, verso la teoria possibilista, andando a spiegare il perché ed andando ad individuare dei punti, spesso poco toccati o comunque taciuti.
E’ una nuova possibilità, ne sono più che certo,  in quanto non voglio vedere il movimento fotografico mondiale come una massa informe ma come una ordinata “piramide”, composta da nuove figure, nuovi inventori di utilizzo ma anche nuovi opportunisti e nuovi e mediocri attuatori, che coabitano nell’insieme.
La “piramide” ora non ha una solida base e deve scontrasti con le “piramidi” accanto che hanno dei mattoni in cima molto deboli, ma delle basi formidabili in termini di costruzione.
Cosa forma una solida base e cosa serve per rendere l’attuale massa “piramidale” duratura e ben strutturata come le sue colleghe più longeve?
La consapevolezza.
La consapevolezza non è altro che un dato storico che non viene solo appreso con una data di nascita ed una data di morte ma viene elaborato nel suo insieme di informazioni, ripetuto all’atto pratico e studiato nuovamente per discernere i risultati positivi dai negativi.
In poche parole cari miei, non esiste photoshop, camera raw o lightroom senza sapere cosa accade, come si costituisce e come si opera in una camera oscura.
Non esiste il saper individuare la focale adatta su uno zoom senza conoscere i pregi ed anche le limitazioni non solo teoriche, di una lente a focale fissa.
Non si può’ produrre una buona foto in digitale se non si è imparato a conoscere i termini di tempo, le domande e le risposte da porsi quando si scatta in analogico.
Abbiamo quindi una grande possibilità…capire ed innovare.
Innovare senza aver compreso produce delle basi di sabbia che porteranno voi stessi e la fotografia verso una deriva di mediocrità.
Investite sulla conoscenza, perché far click è alla portata di chiunque.
Nei prossimi articoli ci sarà modo di entrare nello specifico, per ora vi chiedo un pensiero al riguardo, per confrontare le nostre visioni.

 

provino-scalare_s

© CREOART Snc – scatto/sviluppo pellicola/provino scalare/stampa chimica : Tiziano Toma.
Modella Giulia  Nocella – Make-up Giada Petrangeli –
Sviluppo ILFORD HP5 PLUS 400
Stampa su carta Ilford  MG4RC 25M 12.7 x 17.8 cm – satinata
Stampa a 16 sec. f8 contrasto 3

 

 

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2 thoughts on “Le piramidi della consapevolezza

  1. Riccardo Pascucci ha detto:

    Ciao Tiziano,
    il mio parere attuale mi fa schierare dalla parte di quelli che vedono oggi la fotografia in grandissima difficoltà e depauperamento, proprio a causa dell’enorme massa di fruitori odierni. Fruitori totalmente diversi dal passato, spesso arroganti, allergici all’approfondimento, ma che comunque sono “massa”. E la massa, la storia ci insegna, spesso comanda anche se immersa fino al collo nello sbaglio. La fotografia è nei guai proprio per questo concetto di “facile e veloce”, che noi sappiamo essere falso, ma che vince e si sta imponendo…anzi, si è imposto.
    Nella coscienza delle persone non addette ai lavori, ma oramai anche in molti nuovi addetti ai lavori (ahimè), la fotografia è facile. La fotografia è per tutti, la sanno fare tutti, è tutta uguale e buona.
    Ma non è solo un problema della foto-grafia. Ogni aspetto creativo, e concettuale-manuale dell’essere umano sta perdendo il suo significato, sull’altare del mercato. Un volere superiore che ci educa senza che noi nemmeno lo guardiamo in faccia. Il messaggio è liberatorio per l’essere umano; e ispira sicurezza, che è il grande bisogno di ogni uomo: Comperare la liberazione dall’impegno e dall’attuazione temporale, tramite tecnologie per lo più informatiche e digitali (numeriche).
    Sono altresì d’accordo con te, nella seconda parte del tuo testo; LA CONSAPEVOLEZZA.
    Essa può salvare tutto ciò che noi siamo, che siamo stati in grado di diventare, e che rischiamo di perdere in 20 anni.
    Rifugiarsi nelle scorciatoie guadagna tempo, non ci fa guadagnare nulla. Nemmeno il tempo.

  2. creoart ha detto:

    Grazie del tuo pensiero Riccardo.
    Spero di aver ragione e di aver scelto una corrente di pensiero che si realizzerà in un dato periodo ad ora sconosciuto.
    La ribalta prepotente dell’analogico seppure come forma di lucro, mi fa comunque ben sperare, perchè potrà riportare molte persone ad un educazione dello scatto e dello sviluppo e della post-produzione, che potrà migliorare anche il mondo digitale.
    A presto 🙂
    Tiziano.

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