La fotografia non si fa con il cuore: L’espressione personale attraverso la tecnica

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Piccola premessa doverosa.
Non mi è mai risultato che per scrivere un blog si abbia bisogno di una certa notorietà.
Purtroppo scrivere un blog non è per tutti e lo comprendo.
Necessita di tempo, una minima attitudine a studio e ricerca delle tematiche e del loro sviluppo.
La cosa che è per tutti invece è porre la critica in maniera sterile, senza alcuna dimostrazione e senza competenza.

Fine della premessa.

Iniziamo con l’argomento scelto, dove sono certo che ci sia molto su cui dibattere.
L’espressione personale attraverso la tecnica.
Non voglio assolutamente, anche se ce ne sarebbe anche bisogno, iniziare con un’analisi storica, legata all’arte, all’espressione personale e quindi a tutto quel background culturale arrivato fino ad oggi, che ha contribuito ala nascita di nuove
espressioni, di revival artistici e perchè no anche di tutta quella parte astrusa per molti ma invadente, chiamata mercato.

Butto li un sassolino per portarvi ad una riflessione.

Pittori, scultori ecc… ci hanno fatto pervenire dei prodotti privi di tecnica ed assolutamente creati solo perchè quel giorno erano in vena, oppure ci costringono oggi a far le file nei musei sparsi per il globo, per darci la possibilità di osservare
qualcosa, frutto di tecnica, correlata ad una propria espressione personale, guidata da una committente finanziatrice del progetto?

Non voglio rispondere, credo che si capisca dove voglio andare a parare  per questo mi piacerebbe affrontare con voi un discorso aperto, tenendo però bene a mente quel sassolino riflessivo appena lanciato.
Si pensa e troppo spesso oggi si palesa, che la tecnica sia qualcosa che soffochi la possibilità di esprimersi.
Questo concetto però è talmente nuovo e talmente privo di fondamenta che non trova alcun riscontro storico.
La storia invece ci mostra capolavori antichi che sono stati nel tempo finte di ispirazione.
Ci mostra che senza una adeguata tecnica, nessuna ispirazione può divenire reale, perchè nella fase di progettazione mancherebbero le competenze atte ad esprimere in pratica la volontà attuativa.

Insomma, credo proprio e ne ho dimostrazione ogni giorno che la fotografia abbia dei linguaggi, talvolta criptici e talvolta palesi, che comunque vanno imparati e che comunque vanno saputi parlare in maniera da poter comunicare con chi
osserva.Oggi gli osservatori di una foto sono molti di più, grazie alla tecnologia, ma come spesso accade, siamo noi molto più indietro rispetto alle possibilità odierne.

Dunque, perchè non iniziare a capire che non ci si può’ esprimere senza apprendere alcun linguaggio?
Oppure volete davvero essere come le famose tre scimmiette?

 

3-scimmie1

 

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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