La fotografia non si fa con il cuore: L’armata Brancaleone della fotografia.

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Non so se tutti conoscete il capolavoro in celluloide del Maestro Monicelli, capace di descrivere, dando seppur in un contesto comico, un carattere cruento e realista al periodo Medioevale,
nuova linfa creativa alle narrazioni future.
Monicelli descrisse l’Italia come famelica, pezzente, meschina ed infingarda.
Ecco un piccolo ritratto odierno di tutto quel movimento neo trash che abita e troppo spesso coabita con la buona fotografia nostrana.

Come al solito, mi spiego meglio.
Perchè coabita? Cosa voglio dire? Cosa sto sottendendo?

Siamo nell’era digitale. Tutto è più veloce e tutto è alla portata di chiunque. Un fotografo affermato spesso si piega alle logiche comunicative del momento
e si trova a dover rispondere, inveire, parlare e spesso confrontarsi con tutta un sottobosco
di “funghi velenosi”, talvolta avulsi anche dal contesto.

Si è vero, c’è tanto di buono in questo per chi voglia apprendere, ascoltare ed osservare, ma tirando le somme c’è anche tanto di tristemente nichilista,
nel dover leggere risposte intelligenti a domande da mentecatti.

L’armata Brancaleone della fotografia è in cammino da anni, perde pezzi e ne acquista di nuovi, ognuno con la sua specifica funzione:
Organizzatore improvvisato, modella improvvisata pronta a mostrare e mostrarsi per due spiccioli, “fotografi”
costretti a ritrarre culi scarabocchiati pur di far parlare di se e così via….

In un certo senso ci sono delle assonanze con l’armata descritta da Monicelli;
mi sembra di rivedervi il Brancaleone da Norcia, Panigotto, Berta d’Avignone, Thorz, Pantaleo, Tiburzia….

Certo è che, non si intravede ancora Gigi Proietti, la morte personificata, per dar pace eterna a questa stantia parodia fotografica…ma sono sicuro che arriverà.

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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