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LA FOTOGRAFIA NON SI FA CON IL CUORE: il ritratto ambientato.

Pubblicato il 15,03,2018  - Su Fotografia

Le regole per comunicare con la Fotografía sono talvolta semplici, a patto che si voglia realmente imparare un linguaggio. Molto spesso scevri di ogni nozione, ci si improvvisa a delineare un racconto in maniera sterile, cercando attraverso l’immagine, un clamore, una sorpresa da parte del lettore, oppure una composizione complessa e forzata, che alimenta confusione e non delinea realmente alcuna “frase” di senso compiuto all’interno nella Fotografía prodotta.

Ad esempio la Fotografía documentaria (e prima ancora la pittura) impone spesso, al fine di comunicare, il soggetto al centro, per inserirlo nel contesto, ponendo i due soggetti (esempio modella e location) su un ipotetico unico piano concettuale, sebbene siano poi di fatto posti, su due piani focali diversi. La posa deve essere semplice ed aiutarla a compiere un’azione, attraverso oggetti, può risultare molto spesso, ed in mancanza di padronanza tecnica e linguistica, fuorviante, nelle migliori delle ipotesi. Questo accade anche nella Fotografía di moda oggi, dove addirittura si decontestualizza un soggetto in una semplicissima posa, malgrado sia posto in maniera contestuale alla location. (Esempio: fondale in esterna, soggetto e location, tutti e tre gli elementi vengono ripresi ponendo il soggetto al centro del fondale ed il fondale al centro della location). Senza complicare ulteriormente il discorso, direi di fissare a mente la regola principale per parlare correttamente uno dei linguaggi fotografici: soggetto al centro per contestualizzarlo nell’ambiente, ponendolo in una posa semplice, non includendo e quindi nella fase progettuale, togliendo quanti più elementi di disturbo, che ledono la comunicazione fra la Fotografía ed il suo lettore.

 

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(fotografia © Tiziano Toma – vietata la riproduzione anche parziale)

La fotografia non si fa con il cuore : Analogico VS Digitale, ovvero tutti contro tutti.

Pubblicato il 27,04,2017  - Su Fotografia

Qualche anno fa, non molti, si aveva tutti l’impressione che ci saremmo dimenticati presto
di tutte quelle pratiche analogiche che avevano formato l’immaginario collettivo
riguardo sul cosa fosse la fotografia.
Certamente, c’erano gli irriducibili, coloro che imperiti, fra scherno e risa, continuavano
fra chimiche e pellicole a sostenere una pratica sempre meno diffusa e sempre meno supportata fisicamente.
Chiudevano le case produttrici, finivano i prodotti, tutto sembrava dar ragione al digitale che,
attraverso i suoi punti di forza, velocità di produzione, costi apparentemente ridotti e diffusione
si stava affermando con una velocità inaudita, grazie al supporto delle tecnologie, di internet,
dei social networks, degli smartphones ecc…

Insomma, in maniera molto sommaria, se vogliamo riassumere questi tempi appena trascorsi,
c’è stata una rivoluzione, ma è durata poco.

Oggi, a passi altrettanto veloci tutti quei lunghi processi analogici stanno tornando.
Una nuova rivoluzione è alle porte? Oppure è solo una specie di livella per un mercato
fotografico forse già saturo di prodotti?

E’ innegabile che i supporters della fotografia analogica oggi siano aggressivi e vendicativi,
dopo quel periodo di “stenti” e di rinunce forzate.

Parto da qui per chiedervi una considerazione, un momento di riflessione al di la del mero schierarsi
da una parte o dall’altra.

I “digitalisti”, passatemi il termine, sostengono che oggi non vi sia spazio per i tempi che la fotografia
analogica impiega per definirsi concretamente.

Gli “analogisti”, eh si passatemi pure questo di termine, sostengono che la fotografia digitale non lascia spazio
al ragionamento e quindi ad un processo cognitivo proprio invece della fotografia analogica.

Mi esprimo per primo, per poi lasciar spazio alle vostre considerazioni.

Sono convinto che il mezzo non possa in alcun modo andare a definire il profilo dell’utilizzatore.
Fare un cammino determinato da studio teorico e pratico, essere consapevoli e quindi progettare,
andando a formare in primis il proprio pensiero, attraverso i più disparati stimoli esterni, è un comportamento
che discerne dal mezzo che si usa per espletare il proprio linguaggio fotografico.

Digitale o analogico possono essere l’uno inclusivo all’altro, possono coesistere e possono suddividersi un carico di lavoro.
L’uno puo’ servire, proprio come l’altro, per differenziare ed accrescere le proprie capacità o le proprie possibilità.
Viviamo in una fantastica epoca, malgrado molto, un’epoca che ci permette di riscoprire ed addirittura migliorare
le tecniche più anziane ed integrarle con le innovazioni esistenti o addirittura in fase embrionale.
Mi piacerebbe notare un cambio di tendenza un giorno, dove poter leggere ed osservare sempre più persone,
che si adoperino per includere e non per escludere, per razionalizzare e non per idealizzare, un mondo dove
le differenze siano importanti ed utili realmente per accrescere esperienze e servizi.

Attendo le vostre considerazioni sul tema.

compo
A dx un trittico di fotografie digitali realizzare con Nikon D700
A sx un trittico di fotografie analogiche realizzare con Canon AE-1

(“from here to nowhere”photo tiziano toma – model mina pucci & son – assistant federica anna molfese – video fashion story : https://youtu.be/dvl_dhSRvGc )

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La fotografia non si fa con il cuore : La fotografia è solo una storia.

Pubblicato il 18,04,2017  - Su Fotografia

Qualche giorno fa sono andato alla mostra di Vivian Maier al Museo di Roma in Trastevere.
Potrei raccontare di come alcune fotografie, possano risultare di semplice fruizione
oppure di come alcune altre, come più di qualcuno ha espresso, siano quasi al limite della banalità;
mi soffermerò invece sull’aspetto più importate e cioè, come ogni singola fotografia e come l’insieme delle stesse
siano espressione concreta di una storia; storie legate all’autrice e storie a se stanti in un connubio perfettamente bilanciato.

E’ questo che sfugge a molti.
Tanti, troppi, tentano di raccontare senza averne i mezzi tecnici e senza sapere quando parlare di un soggetto
ponendolo al centro dell’immagine e quando va posto secondo una regola dei terzi, quando incorniciare in una quinta,
tanto per elencare alcune ovvie casistiche.

Altri non raccontano e pensano che posizionare un soggetto in un modo sia un’assioma, oppure che inquadrare,
andando a contestualizzare o meno sia una mera scelta stilistica.

Da qui una miriade di immagini che non si elevano a fotografia, che non permettono all’occhio di soffermarsi su di essa,
che non danno modo al lettore di interpretare, nella maniera più ampia del termine, che non sanno in alcun modo
destare un ricordo e nemmeno un pensiero.

Immagini a termine di tempo, prodotte oggi e domani già inutili, in quanto così concrete e prive di storia
da risultare astruse ed incomprensibili, solo meritevoli di un like in un social, veloce quanto vacuo.

Raccontare una storia vuol dire in primis aver padronanza del mezzo (fotocamera e fotografia)
vuol dire parlare di qualcosa che si conosce, vuol dire progettare ed assolutamente non vuol dire
affidarsi alle proprie “emozioni” lasciando al caso tutte le variabili che potranno palesarsi…
e state certi che si paleseranno.

Questa è una delle sostanziali differenze che spesso fanno esclamare : “ Perchè la mia foto non è proprio così…
spesso però  manca anche l’aspetto autocritico, ed allora tutto quanto appena scritto, diviene davvero poco utile.

Vi lascio con un progetto che svolgerò domani e che tradurrò in fotografia a pellicola.
E’ solo una parte dello storyboard, ma può rendere l’idea.

Raccontare sempre una storia,
che facciate una fotografia o dieci.

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(Fotografia Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore : La grande bugia.

Pubblicato il 13,04,2017  - Su Fotografia, Photoshop, Tutorial

La grande bugia non è una sola ed è una freccia trasversale nelle costole della fotografia.
La grande bugia è un conglomerato, una bidonville o forse per i più romantici una City of God
sporca e privata della dignità.
Quante volte avrete letto o sentito : “ No post – Originale – senza modifiche – direttamente dal JPG
e strane affermazioni similari?
Quante altre volte avrete approfondito per sentirvi rispondere che la fotografia al naturale
(manco fosse un tonno dal gusto discutibile) è la migliore e la vera fotografia, senza alcun uso
di programmi atti alla post-produzione, allo sviluppo ed alla correzione e manipolazione dell’immagine?

Ma andiamo oltre, nel senso di male in peggio, quante altre volte avrete letto : “la fotografia fatta con la pellicola
è la vera fotografia, perchè non puo’ essere manipolata e modificata!!!” Addirittura  mi è capitato l’ #laverafotografia.

Eccola la grande bugia che passa di frase in frase, di scritto in scritto, nei socials, nei foto raduni, nei modelsharing,
nei workshop con il nome della “modella” bene in vista ed a “tette de fora”, nei circoli fotografici, sempre mantenendo
il medesimo sporco concetto : la fotografia è un atto che va eseguito senza alcuna cognizione, solo ascoltando
“il cuore” (il mio emette solo un battito incomprensibile, visto che non sono un cardiologo), per istinto, un po’ come cagare.

Tutto ciò che vien fuori da questo rigurgito (sostantivo maschile – Traboccamento impetuoso di liquido) impellente
e fuori controllo, per questi portatori sani di nazional populismo,  è vero e rappresenta la fotografia nella forma
più (H)artistica e sana che possa esistere.

La grande bugia.

Quando la grande bugia diviene virale, oggi come ieri, diviene verità, ancor peggio diviene dogma,
perchè qualsiasi tentativo di dimostrare il perfetto contrario viene deriso, sminuito, offeso e combattuto.
Anche questo mio piccolo e semplice scritto lo sarà, a meno che non diventi virale anch’esso, a meno che
non si giochi ad armi pari, almeno sulla diffusione, combattendo a nostra volta la grande bugia con dei fatti,
semplici, verificabili ed oggettivi.

Ora sarò breve.

No post – Originale – senza modifiche – direttamente dal JPG

Falso, è il corpo macchina a decidere quale sia la miglior traduzione possibile di ciò che avete scattato,
traducendolo in formato JPG.

“La fotografia fatta con la pellicola è la vera fotografia, perchè non puo’ essere manipolata e modificata” ???!!

Falso, ma non si puo’ parlare oltre e troppo, per smascherare La Grande Bugia serve la fotografia:


Scansione di tre stampe dello stesso negativo (scattato in controluce) , dal sotto esposto,
passando per una mascheratura sovraesposta per terminare con la corretta esposizione.

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Scritto da Tiziano Toma
[ Dati di stampa : 17 sec (esposizione soggetto 8 sec.) – Contrasto 4 – f 11 . ]
(Fotografia Tiziano Toma – Modella Rachele @Mcommunication Modelmanagement)

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La fotografia non si fa con il cuore: Conoscere i termini ed il significato.

Pubblicato il 17,01,2017  - Su Fotografia, Tutorial

Capita spesso di leggere in giro per il web degli annunci di ricerca contenenti inesattezze ed incongruenze proprie di chi non opera in una dato settore, ma millanta di farlo.
A tal proposito mi piacerebbe in questo articolo, trattare in maniera generale alcune terminologie che spesso vengono confuse oppure omesse
e che andrebbero invece conosciute a fondo, per il loro nome e per il loro significato.

Ovviamente, leggere di fotografi che si offrono GRATIS di creare BOOK o pseudo modelle che chiedono un lavoro di BOOK gratuito è il primo sintomo della malattia dell’ignoranza
e questo aiuta a non prendere in considerazione determinate figure ed ambiti.
Esistono collaborazioni, lavori e tanto altro nel mondo della fotografia rivolta al mercato della moda, ma tutto avviene nella consapevolezza dei propri mezzi e capacità, costruiti con studio ed abnegazione, verso un terreno professionale in
continuo cambiamento, aggiornamento e dal carattere volubile.

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Andiamo quindi a prendere in considerazione il significato e l’uso di alcuni termini essenziali:

BOOK FOTOGRAFICO: Corrisponde ad un lavoro svolto da un fotografo prevalentemente in studio. Il book per una modella, ma anche per un attore, mira a definire i punti di forza del soggetto, senza tralasciare le caratteristiche reali. La capacità del fotografo in un book è quella di far apparire correttamente il soggetto, rispettandone le caratteristiche e ritraendole correttamente e non andando ad intervenire in maniera artificiale.
Un book ha sempre una propria causale; dalla più effimera alla più professionale, questa deve essere ben chiara a tutte le parti chiamate in causa per la sua realizzazione.
Il book è un primo strumento che la modella dovrà utilizzare per potersi far rappresentare da un’agenzia interessata.
Il book va rinnovato con cadenze precise e non dopo anni.
Fare più book fotografici non rappresentano un portfolio ma un rinnovo della propria “Carta d’identità lavorativa” visibile ai potenziali clienti.

PORTFOLIO FOTOGRAFICO: Questo strumento è un sunto che riassume le capacità acquisite e le professionalità dimostrabili della modella, attraverso un filo logico che puo’ far la differenza per un’eventuale cernita da parte di un committente.
Spesso il portfolio puo’ essere utilizzato per una visione più ampia del soggetto in un determinato ambito.
Facciamo un’esempio; Una committente ricerca una modella abituata a posare per un determinato filone commerciale. La modella ( il Booker/l’agenzia) mostreranno non un book ma un portfolio che racchiuderà l’insieme dei lavori che rappresenteranno il quid, in risposta alla richiesta del committente.

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BOOKER: E’ un professionista del settore moda ed operante nell’ambito commerciale di un’agenzia di modelle/i.
Si occupa dell’aspetto propositivo della propria rete modelle/i. In un’agenzia vi possono essere più bookers per un numero definito di modelle/i da rappresentare.
Spesso la figura del booker è utile anche come punto di riferimento e diviene un motivatore, un confidente, un amico per la modella, che spesso si trova in ambiti nuovi nei quali si dovrà adattare nel più breve tempo possibile.

CASTING: Questo è il momento in cui la modella presenta se stessa e le proprie referenze fotografiche  al committente, che presso la propria sede o nella sede dell’agenzia, valuterà le eventuali attitudini e capacità delle varie proposte.
Vi sono molte regole da rispettare per presentarsi ad un casting. Alcune sono ben definite, spesso sono di carattere fisico, altre sono di natura generale e comuni ad altri colloqui di lavoro, altre ancora sono sottintese e facenti parte dell’esperienza che la modella/i acquisirà nell’arco del tempo.

COMPOSIT: Altro strumento proprio per la presentazione della propria immagine.
E’ un biglietto da visita del mondo della moda e dello spettacolo.
Si presenta sotto forma di cartoncino dalle misure di 15 x 21 cm.
Su di esso vengono riportate una o più foto, i dati fisici ed i recapiti personali o dell’agenzia.

FITTING: Prova abiti che segue alla conferma della modella/o.
In alcuni casi il fitting avviene anche durante il casting. In altri casi avviene più volte, anche prima di una sfilata, per ridefinire l’ordine delle indossatrici ed i capi impegnati.

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DESIGNER: o anche Fashion Designer, rappresenta il termine più usato per indicare lo Stilista.
E’ il creatore delle collezioni, che non sempre da il nome alle stesse. Esistono infatti fashion designer impegnati nell’industria del Fast Fashion o dell’Haute Couture
che creano linee per marchi noti che portano il nome del loro fondatore.

HAUTE COUTURE: Dal francese che significa alta moda, più usato del termine inglese high fashion..
E’ la moda che tratta le creazioni in ambito sartoriale e spesso in contrasto con la visione del Fast Fashion.
Parigi, Italia, New York e Londra sono i paesi che meglio rappresentano l’alta moda nel mondo.
In contrasto con una visione artigianale e molto ricercata del passato, oggi nell’Haute Couture sono presenti anche accessori ed affini, oltre che capi di prêt-à-porter,
per rispondere al mercato del Fast Fashion, sempre più aggressivo ed economico.

FAST FASHION: Mercato legato alla moda, ad oggi rappresentato da marchi come Zara o H&M, che mirano ad un ricambio veloce delle tendenze e quindi del bisogno di nuovi acquisti.
L’evoluzione del Fashion Victim è strettamente correlata, con conseguente perdita di esclusività, stagionalità e qualità, propri invece, delle creazioni Haute Couture.

Ho racchiuso qualche termine più o meno noto e spesso male utilizzato nell’ambito dei non addetti ai lavori, al fine di dare un contributo alla conoscenza di un mondo variegato, strutturato e molto più complesso di quanto si possa credere.
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Fotografia Tiziano Toma per Mint Magazine – Rendez Vous de la mode
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Il fruscio del disco si sente in foto.

Pubblicato il 11,01,2017  - Su Fotografia, Tutorial

Bentornati a tutti dalle feste.
La Befana e Babbo Natale hanno portato tante reflex ai bambini buoni,che speriamo leggeranno anche i manuali d’istruzioni.

Rumore. Oggi parliamo di rumore e voglio partire un po’ da lontano per arrivare al significato di questo concetto ad oggi.

Nella fotografia analogica, dove si usano reazioni chimiche per determinare dei valori utili a produrre una fotografia, abbiamo la misurazione della sensibilità della pellicola
(non essendovi un sensore) o velocità della stessa che dir si voglia, nel rapporto con la luce.
Fotografare con una pellicola a bassa sensibilità richiede (a parità di condizioni), tempi di esposizione maggiori.
In questo caso è corretto parlare di pellicole lente.
Al contrario, pellicole con alte sensibilità necessitano di tempi di esposizione più corti, da qui la dicitura di Pellicole veloci.
Ovviamente questi rapporti e le scelte delle pellicole sono determinate dalle condizioni di illuminazione e dall’utilizzo o meno di flash esterni o su slitta.

Le sensibilità delle pellicole si misurano in ISO / ASA o DIN (in Germania).

Ecco i valori ISO/ASA più comunemente utilizzati nelle pellicole: 50, 100, 125, 160, 200, 400, 800, 1000 e 1600.
Ora cerchiamo di addentrarci nel concetto di Rumore che chiameremo Grana, rivolgendoci alla pellicola.
La pellicola è composta da alogenuro d’argento, un composto chimico (sale) formato dall’argento (Ag) con un alogeno (fluoro, cloro, bromo, iodio).
La formula generale di un alogenuro d’argento è AgX, dove X indica un generico alogeno.
(fonte Wikipedia)

prova-iso

Il concetto importante è che quanto meno sensibile sarà la pellicola ( ASA 50 – 100 – 125 …) tanto meno grande sarà lo spessore e le dimensioni dei grani di alogenuro d’argento che la compongono.
La grana per l’appunto, riconducibile al rumore nella fotografia digitale.
Ovviamente utilizzare pellicole con basso valore di ASA produrrà un’immagine con maggior dettaglio oltre che con meno grana.

Arriviamo ora alla fotografia Digitale che ha come già abbiamo accennato delle similitudini concettuale con a fotografia analogica.
Nella fotografia digitale, il valore ISO serve a misurare e tarare la sensibilità del sensore. 
Proprio come per la pellicola, un basso valore ISO corrisponderà ad una bassa sensibilità.
Con l’avvento dei sensori le sensibilità ISO sono divenute sempre più estreme ed alte, così come il rumore da esse generate.
Ovviamente valori di 25.000 ISO erano impensabili con la pellicola, ma non sempre sono valori utili e spesso non riescono a restituire una qualità nell’immagine, in quanto il Rumore andrà a ledere buona parte del dettaglio.
Sono vari i disturbi che creano rumore ad alte sensibilità nel digitale: 
radiazioni ultraviolette, basso segnale che arriva al sensore e che dovrà essere amplificato con conseguente rumore, visto che il segnale originario era debole in entrata.
Questi disturbi vanno a contaminare il segnale in uscita del sensore che produrrà più rumore ad alte sensibilità con scarsa condizione di luce.
Proprio come in pellicola il rapporto fra ASA/ISO/DIN e luce può determinare perdita di informazioni e quindi di dettaglio e maggiore rumore o grana.



Quindi il valore dettato dalla sensibilità ISO/ASA/DIN è il valore principale per determinare una fotografia dettagliata e priva di rumore.

Nella fotografia digitale però abbiamo un sensore e non una reazione chimica.

PRIMA RIVELAZIONE SORPRENDENTE :
il segnale che determina il rumore nei casi visti è paritetico ad un segnale di carattere analogico.
Non è cambiato nulla sotto questo aspetto.
Più aumento la sensibilità più il segnale disturbato diviene maggiormente disturbato.



Avete mai sentito il fruscio prodotto da un vinile?

Se alzate il volume il fruscio diviene sempre più evidente.

Ora rapportate questa informazione agli ISO/ASA/DIN e saprete come tarare e cosa e come fotografare, quali opzioni scegliere e saprete comprendere che per ora nulla è cambiato,
malgrado le grandi notizie sensazionalistiche da mille mila ISO della case produttrici.
Qualcosa è migliorato, si ma non cambiato rispetto al passato.



SECONDA RIVELAZIONE SORPRENDENTE :


Esiste un nuovo segnale di disturbo, dovuto alla tecnologia digitale che viene spesso accomunato al Rumore (erroneamente).

HOT PIXEL.
Perchè i disturbi del sensore denominati hot pixel non possono essere accomunati al Rumore?
Perchè questi prima dell’avvento dei sensori non esistevano in pellicola ed abbiamo visto quanto le caratteristiche di Rumore fra pellicola e digitale siano equipollenti.
Gli HOT PIXEL sono determinati in casi di lunga esposizione e non si presentano come grana o rumore ma come puntini colorati, visibili per lo più durante le lunghe esposizioni,
specie quando viene chiesto ad un sensore meno performante di svolgere un lavoro a lui non adatto.
Su una DSLR da 6-8MP, generalmente appaiono intorno ai 20 secondi.

Gli HOT PIXELS quindi sono un prodotto unico della fotografia Digitale e non sono accomunabili al Rumore che è un disturbo di segnale in comune con la fotografia Analogica.

Esistono anche i DEAD PIXEL, ma in quel caso la via dell’assistenza è l’unica, in quanto sono parti di segnale incapaci di fornire un segnale,
se non dei puntini bianchi che sono la traduzione di un pixel morto.
Esistono programmi per ovviare, ma l’assistenza sarebbe la soluzione principale.

Spero di aver dato un contributo positivo alla conoscenza del Rumore ed alle differenze fra rumore ed hot pixel ed ancora, alle congruenze e similitudini fra fotografia analogica e digitale.

Al prossimo articolo.
Un saluto.

(Articolo scritto da Tiziano Toma)




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La fotografia non si fa con il cuore: Aiuto il 50mm è diventato un 75mm…Ah no mi sono sbagliato!

Pubblicato il 30,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Quante volte avete sentito e forse avete pronunciato la fatidica frase: “ Si….quel 50mm montato su un corpo macchina APS-C diventa un 75mm.
Subito dopo si sarà sentito del vento e si sarà visto del fogliame prendere la via del volo…
Un silenzio imbarazzante, imbarazzato e pieno di dubbi rimasti taciuti.

Facciamo chiarezza.

Per farlo indichiamo subito la differenza netta fra Sensori APS-C (Advanced Photo System Classic) e Full frame (35mm).
Già da qui potrete intuire che non voglio parlare di lunghezza focale ma proprio di dimensioni del sensore.
I sensori APS-C hanno una misura pari a  23.6×15.7mm per Nikon DX e 22.2×14.8mm per Canon.
I sensori Full frame sono appunto full frame e quindi misurano 24x36mm, proprio come un fotogramma di una cara vecchia pellicola 35mm.

E quindi?

E quindi non ci sarebbe molto da aggiungere se non che non è vero che la focale per Full Frame cambia se la si monta su un sistema APS-C;
A cambiare è l’angolo di campo e quindi la porzione della scena inquadrata.
Per essere ancor più precisi non cambia nulla, sul full frame vi è un angolo di campo più esteso rispetto al APS-C.

Non ho ancora capito.

Ok allora sicuramente sarà più chiaro questo esempio visivo:
crop

Credo che non vi siano proprio più dubbi, la fotografia è sempre la stessa, l’angolo di campo no, la focale si.
Cogliamo l’occasione di questo articolo per Augurarvi un Felice fine anno ed anziché scrivere Buona Luce come da (stupida) usanza,
credo che sia meglio dire sempre, buono studio e buona progettazione, che solo così si produrranno buone foto. 🙂

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

Fotografia in descrizione:
Editoriale per Mint Magazine “Almost White”
Fotografo: Tiziano Toma
Designer and stylist: Pamela Fornari
Model : Valentina D’Aloia
Make-up : Noemi Pasculli
Hair Stylist: Maria Santaniello
Assistants: Alexander Daniel Bolcsak, Jacopo Bongarzoni, Giuseppe Quartarone.

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La fotografia non si fa con il cuore: Le nostre fotografie non sono come figli.

Pubblicato il 20,12,2016  - Su Fotografia

Questo articolo sarà senza ombra di dubbio molto personale, quindi opinabile e forse anche un po’ retorico.
Potrete essere d’accordo o meno e trovarlo poco originale, ma sentivo il bisogno di condividere il mio pensiero, riguardo l’atto di stampare le proprie fotografie,
qualunque fotografia si svolga, dalla moda al gattino ed al tramonto.

No, non sto per enunciare alcuna netta distinzione fra analogico e digitale, ne voglio enfatizzare l’emozione che si prova in camera oscura nel veder apparire la propria fotografia.
No, non sto per intraprendere lo spinoso argomento che ci porterebbe a considerare la velocità con la quale si sfornano foto in digitale ed i lenti processi, seppur didattici e mai fini a se stessi, legati alla fotografia analogica.
No, non voglio parlare di carta che ingiallisce e sbiadisce col passare degli anni e nemmeno di codici binari che costringeranno a tralasciare dati con l’avvento di nuove tecnologie.

Voglio semplicemente dire che no, le nostre fotografie non sono come figli.

Cosa vuol dire?

Vuol dire che spesso, troppo spesso, oggi quando si sceglie di rendere pubblica una foto, di farla conoscere al mondo intero, si va incontro inevitabilmente al piacere o meno di chi osserva,
a critiche spesso non valide e talvolta valide e molto, molto spesso, dure e dirette.

Le reazioni del fotografo, diventano protettive non verso il proprio operato in generale, ma verso quella foto scelta fra mille (nel digitale è proprio il caos di dirlo)
e si difende a spada tratta la sua esistenza, proprio come fanno mamma e papà di fronte alle nostre piccole o grandi malefatte.

Ma la stampa cosa c’entra in tutto questo?

Semplice, la stampa sia nel processo in camera oscura, che in digitale, ci fa rendere conto cosa realmente è quella fotografia scelta.
Ci delinea tutti i suoi limiti e molto spesso ridimensiona le nostre ambizioni e ci direziona verso nuovi bisogni di apprendere.
La stampa è tangibile oggi come metro di valutazione e sprono all’autocritica e domani come parametro di paragone e linea di somma, del tempo speso a fotografare.

Non c’è album su facebook, flicker, in una cartella del nostro computer o su 500px che possa farci capire che le nostre fotografie non sono come figli
e che la memoria storica esiste solo grazie a prove tangibili ed indimenticabili.
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

 

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TRUFFE SU ACQUISTO REFLEX ONLINE. Fate attenzione!

Pubblicato il 15,12,2016  - Su Fotografia

Si parla oggi, di truffa online. Realmente accaduta, (screenshoot reali).
Purtroppo, le ultime statistiche segnalano che questo tipo di truffe hanno avuto un aumento vertiginoso negli ultimi tempi, in quanto sempre più persone, loro malgrado, si ritrovano vittime di inganni attraverso la compravendita di materiale fotografico dall’estero.
Internet offre il grande vantaggio di poter rimanere anonimi, attraverso l’utilizzo di account falsi, spesso collegati a documenti inventati o realizzati attraverso programmi di postproduzione grafica.
Attualmente non esiste una difesa significativa dalle truffe online, persino la denuncia alla polizia è praticamente irrilevante, l’unica arma in mano all’acquirente è il buonsenso e la prevenzione.

L’esempio mostrato, dimostra come si innesta un meccanismo di truffa online, legato alla vendita di un corpo macchina (reflex nikon).

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In breve, dopo qualche giorno dalla pubblicazione dell’annuncio, (siti mercatino, non aste online) si propongono svariati acquirenti, alcuni insolitamente convinti dell’offerta, senza voler nemmeno testare o prendere visione del macchinario in vendita.
Solitamente questi falsi acquirenti dichiarano di vivere all’estero, in paesi che non hanno nulla a che fare con il nostro, ma parlano tutti discretamente italiano.
Il primo segnale di allarme è esattamente questo, l’interesse (senza trattativa alcuna sul prezzo esposto e senza aver provato e testato la reflex usata) incondizionato verso ciò che il venditore offre. Nessuno comprerebbe mai una automobile senza averla prima guidata, specialemente se si parla di auto usata.
L’email che giunge al venditore è decisamente convincente:

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allegano alla mail perfino un documento di identità della persona interessata, ovviamente di un paese estero, la quale per motivi ignoti non si trova nel paese di origine, in questo specifico caso, Francia con spostamento in Marocco.
Si comunica con email di risposta all’acquirente la coordinata bancaria, con relativo iban per ricevere il bonifico per la somma richiesta.
Arriva puntuale il giorno seguente, la distinta di un bonifico (falsa e realizzata con mezzi grafici di fortuna…) effettuato dal Marocco verso la nostra banca, dove si possono notare incongruenze sul prezzo, causa ipotetiche tasse. L’email risulta spedita direttamente dalla banca o istituto di credito di Casablanca, direttamente al venditore.
Secondo, chiarissimo, segnale di allarme: la mail dalla quale arriva il bonifico è un account gmail, non è un dominio dell’istituto bancario, (es: bouba.karim@banquecasablanca.com).

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In allegato, si trova la seguente distinta:

bonifico-marocco-finto

terzo segnale di allarme, la distinta è palesemente realizzata con un programma grafico, lo si nota perfettamente dai timbri e dal font calligrafico utilizzato nella scrittura di esso. Inoltre i timbri usati (SIAMO IN MAROCCO) sono con diciture italiane, errore davvero grossolano.

Inizia qui, la parte peggiore della truffa: l’acquirente contatta il venditore, scrivendo che un corriere Fedex Express verrà a ritirare il pacco, e chiede un bonifico presso il proprio conto corrente, per la differenza che è stata versata sul conto del venditore, visto che il venditore ha ricevuto (crede di aver ricevuto) un bonifico con 1.200,00 euro, anziché 980,00.
Il venditore effettua il bonifico di 220,00 euro, ritrovandosi senza reflex e senza denaro, avendo perso inoltre 220,00 euro.
La medesima truffa viene spesso realizzata anche con assegno bancario, spedito per una somma maggiore rispetto alla cifra concordata, poco dopo viene richiesto tramite bonifico il rimborso spese per la differenza. Attenzione, la medesima truffa, esiste anche con assegno bancario, ovviamente con importo maggiore rispetto a quello concordato, dove poi verrà richiesto il rimborso delle tasse attraverso bonifico.
Il rimborso tasse, viene richiesto attraverso una telefonata, da un cellulare con sim del Marocco:

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Al telefono si presenta una persona, che vi chiede il rimborso spese, dicendo di chiamare direttamente dal Marocco.
Parlano bene italiano e alla risposta del venditore “la distinta del bonifico è falsa” l’interlocutore si limita a banali insulti in perfetto italiano.
Spesso arrivano anche email di insulti, legate all’indirizzo email dell’acquirente con il quale il venditore ha parlato la prima volta:

bastado

in questo caso, si può ignorare definitivamente l’acquirente.

Il pagamento con assegno, andrebbe fatto controllare alla banca di competenza, prima di essere versato, verificando effettivamente la disponibilità e la validità del titolo. Dopo aver controllato, è possibile effettuare un versamento più sicuro.
Nel caso si tratti di un bonifico, non ci sono tasse da versare per l’accredito, al massimo se ci sono commissioni o altri costi, questi vi verranno direttamente addebitati sulla cifra, una volta depositata, ma mai prima.

Durante una trattativa per un corpo macchina (reflex) oppure per un obiettivo, è possibile richiedere il codice NITAL CARD al venditore, così facendo è possibile far verificare il codice matricola ad un centro riparazioni specializzato, chiedendo di controllare se la matricola risulta rubata oppure no.
Acquistando una reflex o un obiettivo, proveniente da un furto o ancor peggio rapina, in caso di malfunzionamento, il centro riparazioni è costretto a trattenere il vostro oggetto, in quanto il vero proprietario (vittima di furto o rapina) ne ha denunciato la scomparsa. Nel peggiore dei casi, si corre il rischio di essere contattati dai Carabinieri o dalla Polizia locale con accusa di “incauto acquisto” o ancor peggio “ricettazione“.
Vale sempre la pena, effettuare compravendite di oggetti online con il massimo controllo e la miglior cura possibile.

Articolo scritto da: Jacopo Bongarzoni (CREOART)

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La fotografia non si fa con il cuore: Regole che non rispettano le regole.

Pubblicato il 13,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Con immenso dispiacere mi ritrovo a dover parlare di composizione.
Perchè dispiacere?
Perchè chi non conosce la composizione, chi non la studia, chi non osserva la composizione è un ignorante cronico e spesso mi ritrovo a dovermi confrontare sui social con ignoranti cronici anche un tantinello aggressivi.

Entriamo subito nel merito.

Chi ha letto i passati articoli o chi già lo sa, conosce la regola dei terzi, le quinte fotografiche ed in generale le regolette di composizione atte a dar si armonia ma anche un messaggio concreto al lettore, il quale sarà facilitato trovandosi davanti una
corretta inquadratura, esposizione ecc.. ecc…
Tutte le fotografie dovrebbe essere utili ad uno scopo, ma non  tutte le fotografie perseguono gli stessi scopi.

Ecco che arrivano i problemi.
Perchè quel piede è tagliato? perchè il braccio è mozzato? perchè la mano non si vede?
Ovviamente questi ci hanno insegnato che sono errori, per farci comprendere come progettare uno scatto corretto, ma nessuno ci ha ancora detto  (forse perchè vi sono corsi di studio di livello un pochino più avanzato) che per comunicare in
determinati contesti vi sono regole che aboliscono altre regole.
No, non tutti sono capaci ad individuare tali contesti, specie se non hanno alcuna cognizione per farlo e non tutti sanno applicare quei tagli in maniera corretta, seguendo appunto delle regole.

Cercherò di essere breve dicendo che:

Se state facendo la foto ricordo a vostra cugina oppure un matrimonio, forse è il caso di attenersi ad altre regole di composizione, ma vi sono casi in cui, specie nella fotografia legata al marketing moda, tagliare a metà le dita crea un disturbo
nell’osservazione, tagliare a metà un ginocchio idem,
ma tagliare sopra le dita e sopra o sotto un ginocchio è corretto e complementare alla regola di inquadratura applicata.
Vi sono casi in cui addirittura questo concetto viene esasperato e se il taglio sulle dita funziona, va bene così.

E’ davvero da ignoranti parlare a sproposito ed ancor più agire di conseguenza.
Quindi la regola migliore di seguire è : Osservare, progettare prima di produrre.

Alcuni esempi per documentare quanto scritto:

 

 

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

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FOTOGRAFIA TIM WALKER

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FOTOGRAFIA PETER LINDBERGH

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FOTOGRAFIA TERRY RICHARDSON

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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