La fotografia non si fa con il cuore: L’armata Brancaleone della fotografia.

Pubblicato il 8,12,2016  - Su Fotografia

Non so se tutti conoscete il capolavoro in celluloide del Maestro Monicelli, capace di descrivere, dando seppur in un contesto comico, un carattere cruento e realista al periodo Medioevale,
nuova linfa creativa alle narrazioni future.
Monicelli descrisse l’Italia come famelica, pezzente, meschina ed infingarda.
Ecco un piccolo ritratto odierno di tutto quel movimento neo trash che abita e troppo spesso coabita con la buona fotografia nostrana.

Come al solito, mi spiego meglio.
Perchè coabita? Cosa voglio dire? Cosa sto sottendendo?

Siamo nell’era digitale. Tutto è più veloce e tutto è alla portata di chiunque. Un fotografo affermato spesso si piega alle logiche comunicative del momento
e si trova a dover rispondere, inveire, parlare e spesso confrontarsi con tutta un sottobosco
di “funghi velenosi”, talvolta avulsi anche dal contesto.

Si è vero, c’è tanto di buono in questo per chi voglia apprendere, ascoltare ed osservare, ma tirando le somme c’è anche tanto di tristemente nichilista,
nel dover leggere risposte intelligenti a domande da mentecatti.

L’armata Brancaleone della fotografia è in cammino da anni, perde pezzi e ne acquista di nuovi, ognuno con la sua specifica funzione:
Organizzatore improvvisato, modella improvvisata pronta a mostrare e mostrarsi per due spiccioli, “fotografi”
costretti a ritrarre culi scarabocchiati pur di far parlare di se e così via….

In un certo senso ci sono delle assonanze con l’armata descritta da Monicelli;
mi sembra di rivedervi il Brancaleone da Norcia, Panigotto, Berta d’Avignone, Thorz, Pantaleo, Tiburzia….

Certo è che, non si intravede ancora Gigi Proietti, la morte personificata, per dar pace eterna a questa stantia parodia fotografica…ma sono sicuro che arriverà.

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(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Tempo al tempo.

Pubblicato il 7,12,2016  - Su Fotografia

Oggi avrei voluto parlare di altro, ma visti i vostri commenti  sul blog e sui social all’articolo di ieri, quello di oggi è un passaggio obbligato, un po come il passa dal via e ritira i soldini.
Non sono qui per dare scusanti a me stesso oppure ad altri ma è doveroso cronacare anche un fattore ieri taciuto, per il quale, la corretta applicazione della regola fotografica, diviene cosa ostica, complessa e spesso fonte di disagio.
Il tempo.
No… non sto parlando del tempo di “ ho impostato il tempo, poi diaframma….”, parlo del tempo, anzi IL TEMPO, quello che suddividiamo in 24 ore, per capirci meglio.
Guadagnare del tempo per far qualcosa, per occupare quel tempo guadagnato, è sempre una cosa fantastica.
“Ho finito i compiti prima, posso giocare a pallone mezz’ora in più!”
Guadagnarsi del tempo però non è sempre cosa facile e spesso l’impressione che per farlo, bisogna sacrificare prima del tempo da togliere ad altro, si tramuta in dato di fatto.
Mi spiego con una domanda:
Come posso inquadrare correttamente un soggetto se non so farlo?
Risposta: “A culo”.
Risposta alternativa: “Studiando”
Risposta corretta: “Studiando e prendendomi altro tempo per studiare come applicare le regole dello studio.”

Ecco dove batte la lingua. Sul tempo!
Per qualcuno il tempo di studio è importante, poi però viene legato da se stesso o da altri ai tempi di realizzazione, che spesso non permettono il ragionamento.
Ed allora come si fa? Domanda errata!
Il problema del tempo in realtà è un problema secondario e talvolta non è nemmeno un problema. Si, vi sto dicendo delle cazzate per confondervi. No dai scherzo! XD
Di nuovo un esempio:
Devo fare le foto ad un matrimonio ed è la prima volta.
Con quali tempi devo operare? Con il flash o senza? Quand’è il momento in cui si scambiano l’anello? Da che parte è meglio stare?

Questo povero…povero essere umano dell’esempio, sarà una persona senza tempo.
Non ha alcuna esperienza e si prende il rischio di fotografare un matrimonio (in cambio di una cena magari), perchè il suo amico che si sposa gli ha detto: “ Tranquillo come vengono vengono, non voglio spendere per le foto “.
Caro amico Esempio, ti assicuro che le amicizie finiscono per molto meno.

Torniamo a noi.
Se siete agli inizi, se non avete sicurezze, se dovete affrontare argomenti fotografici trasposti in realtà, di cui avete solo sentito parlare, vi servirebbe del tempo che non avrete in quel contesto.
Prendendovi del tempo prima, molto prima, non vi servirà altro tempo in quel contesto e potrete svolgere il vostro compito quando sarà giusto farlo. (Quindi per ora vai al matrimonio come invitato.)
In un servizio fotografico si possono fare un determinato numero di scatti, ma sapere quando lo scatto utile si ha è la traduzione del tempo speso prima e guadagnato poi.
Questo concetto per molti è poco chiaro e si vede.
La fotografia digitale in questi casi non vi sarà d’aiuto.
Spesso non c’è nemmeno il tempo di alzare lo sguardo verso un monitor… figuriamoci capire se la foto è corretta o meno.

Buon Tempo a tutti voi.
(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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“Il tempo” Alice S/S 2016 Pamela Fornari Couture Tiziano Toma Photo Fabiola Valentini Model Noemi Pasculli Makeup/Hair Styling Assistant : Jacopo Bongarzoni – Giulia Benassai – Michele Giametta – Giuseppe Quartarone

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La fotografia non si fa con il cuore: Parliamo di Critica e Regola dei terzi.

Pubblicato il 6,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Il soggetto è troppo centrale.
Il soggetto non è posizionato nella regola dei terzi.
Spesso ci si avvita in piroette, salti mortali e doppi carpiati
per cercar di criticare l’operato altrui, senza possedere una minima cognizione di ciò che si dice.
Premesso che non ho mai visto alcuna ricetta medica, prescrivere discorsi logorroici privi di senso, almeno 3 volte giorno (ma non faccio il medico eh), direi che se ti occupi di tubi, acqua e scarichi, sarebbe meglio lasciar parlare chi ha uno studio
ed esperienza comprovata alle spalle.

Ora, cerchiamo di mettere ordine e di comprendere qualcosa riguardo le regole fotografiche.
Nello specifico parliamo di regola dei terzi.
Per prima cosa sottolineiamo che per fare fotografia, queste regole che sembrano semplici, non basta saperle, non basta conoscerne l’esistenza, servirebbe anche saperle applicare.

Che cos’è la regola dei terzi?

Facciamola semplice, senza troppi giri di parole.
Consiste nel posizionare soggetti primari (ma anche secondari se il senso estetico lo ritiene corretto) su delle ipotetiche linee che dividono l’immagine in 9 parti di egual misura.

Fin qui’ tutto semplice, ma allora perchè appare così ostico e difficile da comprendere, che per imparare ad inquadrare correttamente, agli inizi, per poi solo dopo saper e poter valutare se è il caso di applicare la regola, è importante allenarsi in tal
senso e capire se si ha una predisposizione alla fotografia o meno?

La scusa del non farlo, perchè si è agli inizi non regge ed è una scusa appunto, anche alquanto puerile, un po’ come il bimbo con la bocca sporca di cioccolata che dice alla mamma piangendo che no, non è stato lui a mangiarla.

Si vedono schiere e schiere di fotografi, foto amatori, neo professionisti dell’immagine ma anche i famosi “ Lei non sa chi sono io, io fotografo da 30 anni…” che ignorano bellamente quella suddivisione dello schermo o del mirino  così fastidiosa,
che è meglio posizionare l’orizzonte al centro del quadro, così gli do’ più importanza!

Insomma, il messaggio di oggi è sempre lo stesso anche se trattiamo un’argomento diverso:
Impariamo a dare importanza al senso estetico di una fotografia per vari motivi:

  • Per rispettare la fotografia.
  • Per far seriamente fotografia.
  • Per produrre fotografia e non immagini.
  • Per avere cognizione di causa quando si digita o si parla.
  • Per non essere identificati come il “Salvini” della fotografia.
  • Per capire se forse è il caso di comprare quel bel tavolo da ping-pong ed investire il proprio tempo in quello.
  • Per non far sanguinare gli occhi altrui.
  • Per tralasciare firme, titoli, poesie copiaincollate e descrizioni fantasiose avulse dal contesto di scatto.
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ESEMPIO DI REGOLA DEI TERZI “Upside down to Amish Life” Progetto Editoriale pubblicato su : Foto Cult – Elegant Magazine – Ob Fashion – Photo: Tiziano Toma Fashion Designer: Pamela Fornari Makeup Artist: Noemi Pasculli make-up – @Giulia Giulia Antoccia Make Up Artist – Nadeshe Mantineo Hair Stylist: Maria Santaniello Booker: TANIA BETTI PHOTOGRAPHY Models : Valentina D’Aloia – Federica Sammarco – Loredana Vulpescu – Flavia Ghercea Assitant : Tiziano Mammana – Gianluca Cococcia

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore: Parliamo di iperfocale.

Pubblicato il 5,12,2016  - Su Fotografia, Tutorial

Spesso si sente dire, specie in ambienti dove la fotografia è trattata come un KG di Arance o di Mele, che “la fotografia si fa con il cuore”.
Posso essere d’accordo, tralasciando discorsi correlati al professionismo, che la fotografia possa essere prodotta con attrezzature varie e dai costi contenuti.
In ambito professionale, tutto sarebbe da rivedere, in quanto per acquisire un tipo di immagine, utile ai fini commerciali, servono gli strumenti adatti.
Precisiamo:
Se dovessi vendere una sfilata non potrei presentarmi con un 35mm ed una reflex non performante per raffiche e buffering adeguato (a meno di strane richieste del committente).
Rapportandoci alla fotografia in generale e togliendo i distinguo di cui sopra, il cuore non basterebbe a produrre una fotografia.
Potrebbe di certo produrre un’immagine ma non una fotografia.
Per questo, in questo blog, ho deciso di accennare degli argomenti basilari, che possano guidare ed incuriosire il lettore a 3 steps successivi:

Conoscere Conoscere e Conoscere.
Oggi quindi voglio incuriosirvi sul concetto di iperfocale.
Cos’è?

Estratto di Definizione (Fonte Wikipedia)
La distanza iperfocale è la distanza oltre la quale tutti gli oggetti sono accettabilmente nitidi (limite anteriore di profondità di campo), quando un obiettivo è messo a fuoco all’infinito e chiuso ad un determinato valore di diaframma.

Ok ma a cosa serve?

Il concetto di iperfocale va correlato a quello di profondità di campo.
La profondità di campo è quel piano risultante a fuoco
assieme al piano della messa a fuoco scelta.
La profondità di campo è variabile a seconda del diaframma, della focale e della distanza della fotocamera al piano di fuoco scelti.
Esiste quindi, per ogni focale e per ogni diaframma, una distanza di messa a fuoco, che amplierà la profondità di campo dall’infinito, a una punto posto all’incirca nella metà della distanza di messa a fuoco.
Tale distanza viene chiamata iperfocale.

Dal piano teorico all’atto pratico, esiste una formula per calcolare l’iperfocale:
Iperfocale = (f2 / D*rmin) + f
f = lunghezza focale
D = apertura e
rmin =  circolo di confusione ( il più piccolo cerchio che l’occhio umano riesce a distinguere ad una determinata distanza).

Sugli obiettivi a focale fissa vengono riportati la scala delle distanze di messa a fuoco ed i  riferimenti che consentono di impostare facilmente la distanza iperfocale.

Esempio di impostazione iperfocale.

Esempio di impostazione iperfocale.

E voi conoscevate il concetto di iperfocale?
Lo ritenete utile?
Approfondirete l’argomento?
Scrivetemelo in un commento a questo articolo.

(Articolo scritto da Tiziano Toma)

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Vita o Morte della Fotografia: Scuole di pensiero?

Pubblicato il 2,12,2016  - Su Fotografia

Apprendo oggi di una dichiarazione di Sebastião Salgado
(n.d.r. fonte )
il quale presuppone una preoccupazione riguardante la strada che la fotografia mondiale sta’ percorrendo.
Parlando di Social Network ed in particolar modo di Instagram
profetizza una morte della fotografia a favore della supremazia dell’immagine.

Una visione realistica?
Apocalittica?
Pessimista?
A questo punto vorrei mettere in parallelo le parole di un’intervista di qualche tempo fa a Giovanni Gastel
(n.d.r. fonte) , il quale indica il momento storico come una rivoluzione culturale ma anche tecnologica in cui il concetto di immagine
prenderà la sua importanza e la sua netta distinzione da quello fotografico che tornerà ad essere espressione di una data parte di realizzatori e committenti.
Quindi nessuna morte, ma una nuova vita.

Una visione realistica?
Ottimista?
Dov’è la verità?
Quale “profezia” si avvererà.
Il mio punto di vista:

Propendo da sempre verso la visione di Giovanni Gastel, pur vivendo a volte con disagio questa attuale confusione fra immagine e fotografia, amplificata dai social network.
Credo fermamente che il ritorno sempre più concreto della fotografia analogica e di persone interessate ad essa, sia uno dei segnali più importanti.
Credo che conviveranno nella fotografia due grandi realtà rappresentate dal digitale e dall’analogico e credo che l’immagine avrà un’altrettanto spazio importante, in tutto cio’ che sarà la veicolazione della notizia o di qualsiasi azione destinata ad
essere estemporanea.

E voi? Verso quale visione propendete?
Attendendo i vostri commenti vi saluto e vi do appuntamento al prossimo articolo.

(Scritto da Tiziano Toma)

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La fotografia degli Ignoranti

Pubblicato il 1,12,2016  - Su Fotografia

Avete mai sentito un ignorante dire che ignora?
Si.
Oggi è divenuto quasi un “must”, a tratti un pregio.
Schiettezza. Realismo. Semplicità.
Vengono affibbiate queste caratteristiche a chi ignora e si fa fregio della propria ignoranza.
Ora entriamo nello specifico e quindi nelle casistiche in cui la fotografia viene colpita da questa assunzione di pregi.
L’ignorante ha una frase che usa come cavallo di battaglia!

“Questa foto è Naturale, non ha alcuna post-produzione ne sviluppo, è uscita così dalla macchina fotografica e quindi è una foto bella perchè naturale.”

NA-TU-RA-LE.

A soffermarsi su questa parola nello specifico ci sarebbe da parlare un bel po’.
Mi limito a gettare un sassolino nello stagno?
Siamo sicuri che la questa grande naturalezza  nell’immagine vantata, sia davvero cos’ genuina?
La foto magari è stata scattata con un supporto digitale.
Per non fare uno sviluppo è stata scattata in JPG e scaricata.
Il JPG produce una foto naturale?
Io dico di no…..ma non vado oltre per non andare troppo fuori tema.
Quindi l’ignorante, continuando ad analizzare la frase, è felice di ignorare (e su questo provo anche un po’ di invidia)
e pensa e palesa che la sua foto sia bella perchè priva di qualsiasi intervento… (suo, il corpo macchina è già intervenuto per produrre il file JPG.)
Poi l’ignorante si espone ancor di più, andando a toccare i tasti più populisti possibili e va a nominare la fotografia analogica in rapporto a quella digitale:

“Col digitale siete tutti capaci di far foto belle… (Belle? Se ti avesse letto Ansel Adams ti avrebbe inviato uno scappellotto a mezzo piccione viaggiatore, solo per la definizione di Bella Fotografia)…Con il digitale e photoshop la realtà viene stravolta e una foto brutta, diventa bella! Questo con l’analogico non accadeva.”

QUESTO CON L’ANALOGICO NON ACCADEVA.

A questo punto si potrebbero elencare molteplici risposte da dare, ma si sà, l’ignorante troverà sempre il modo di negare l’evidenza.
Però qualche risposta voglio suggerirla:

  • Perchè allora non scatti in analogico e non mostri cosa fai con quel tipo di supporto?
  • Perchè non provi a studiare qualcosina prima di imbrattare pagine e pagine digitali di fuorvianti e false convinzioni vomitate come si vomiterebbe una cena al All You Can Eat?
  • Perchè continui a fotografare?

La migliore risposta però ve la linko.
Photoshop aveva un’altro nome e non era di proprietà di Adobe, ma è da li che parte tutto.
Senza cultura della fotografia non esiste una bell…..emm scusi Signor Adams… una buona fotografia.

Scritto da Tiziano Toma.

 

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