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La fotografia non si fa con il cuore : Analogico VS Digitale, ovvero tutti contro tutti.

Pubblicato il 27,04,2017  - Su Fotografia

Qualche anno fa, non molti, si aveva tutti l’impressione che ci saremmo dimenticati presto
di tutte quelle pratiche analogiche che avevano formato l’immaginario collettivo
riguardo sul cosa fosse la fotografia.
Certamente, c’erano gli irriducibili, coloro che imperiti, fra scherno e risa, continuavano
fra chimiche e pellicole a sostenere una pratica sempre meno diffusa e sempre meno supportata fisicamente.
Chiudevano le case produttrici, finivano i prodotti, tutto sembrava dar ragione al digitale che,
attraverso i suoi punti di forza, velocità di produzione, costi apparentemente ridotti e diffusione
si stava affermando con una velocità inaudita, grazie al supporto delle tecnologie, di internet,
dei social networks, degli smartphones ecc…

Insomma, in maniera molto sommaria, se vogliamo riassumere questi tempi appena trascorsi,
c’è stata una rivoluzione, ma è durata poco.

Oggi, a passi altrettanto veloci tutti quei lunghi processi analogici stanno tornando.
Una nuova rivoluzione è alle porte? Oppure è solo una specie di livella per un mercato
fotografico forse già saturo di prodotti?

E’ innegabile che i supporters della fotografia analogica oggi siano aggressivi e vendicativi,
dopo quel periodo di “stenti” e di rinunce forzate.

Parto da qui per chiedervi una considerazione, un momento di riflessione al di la del mero schierarsi
da una parte o dall’altra.

I “digitalisti”, passatemi il termine, sostengono che oggi non vi sia spazio per i tempi che la fotografia
analogica impiega per definirsi concretamente.

Gli “analogisti”, eh si passatemi pure questo di termine, sostengono che la fotografia digitale non lascia spazio
al ragionamento e quindi ad un processo cognitivo proprio invece della fotografia analogica.

Mi esprimo per primo, per poi lasciar spazio alle vostre considerazioni.

Sono convinto che il mezzo non possa in alcun modo andare a definire il profilo dell’utilizzatore.
Fare un cammino determinato da studio teorico e pratico, essere consapevoli e quindi progettare,
andando a formare in primis il proprio pensiero, attraverso i più disparati stimoli esterni, è un comportamento
che discerne dal mezzo che si usa per espletare il proprio linguaggio fotografico.

Digitale o analogico possono essere l’uno inclusivo all’altro, possono coesistere e possono suddividersi un carico di lavoro.
L’uno puo’ servire, proprio come l’altro, per differenziare ed accrescere le proprie capacità o le proprie possibilità.
Viviamo in una fantastica epoca, malgrado molto, un’epoca che ci permette di riscoprire ed addirittura migliorare
le tecniche più anziane ed integrarle con le innovazioni esistenti o addirittura in fase embrionale.
Mi piacerebbe notare un cambio di tendenza un giorno, dove poter leggere ed osservare sempre più persone,
che si adoperino per includere e non per escludere, per razionalizzare e non per idealizzare, un mondo dove
le differenze siano importanti ed utili realmente per accrescere esperienze e servizi.

Attendo le vostre considerazioni sul tema.

compo
A dx un trittico di fotografie digitali realizzare con Nikon D700
A sx un trittico di fotografie analogiche realizzare con Canon AE-1

(“from here to nowhere”photo tiziano toma – model mina pucci & son – assistant federica anna molfese – video fashion story : https://youtu.be/dvl_dhSRvGc )

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La fotografia non si fa con il cuore : La fotografia è solo una storia.

Pubblicato il 18,04,2017  - Su Fotografia

Qualche giorno fa sono andato alla mostra di Vivian Maier al Museo di Roma in Trastevere.
Potrei raccontare di come alcune fotografie, possano risultare di semplice fruizione
oppure di come alcune altre, come più di qualcuno ha espresso, siano quasi al limite della banalità;
mi soffermerò invece sull’aspetto più importate e cioè, come ogni singola fotografia e come l’insieme delle stesse
siano espressione concreta di una storia; storie legate all’autrice e storie a se stanti in un connubio perfettamente bilanciato.

E’ questo che sfugge a molti.
Tanti, troppi, tentano di raccontare senza averne i mezzi tecnici e senza sapere quando parlare di un soggetto
ponendolo al centro dell’immagine e quando va posto secondo una regola dei terzi, quando incorniciare in una quinta,
tanto per elencare alcune ovvie casistiche.

Altri non raccontano e pensano che posizionare un soggetto in un modo sia un’assioma, oppure che inquadrare,
andando a contestualizzare o meno sia una mera scelta stilistica.

Da qui una miriade di immagini che non si elevano a fotografia, che non permettono all’occhio di soffermarsi su di essa,
che non danno modo al lettore di interpretare, nella maniera più ampia del termine, che non sanno in alcun modo
destare un ricordo e nemmeno un pensiero.

Immagini a termine di tempo, prodotte oggi e domani già inutili, in quanto così concrete e prive di storia
da risultare astruse ed incomprensibili, solo meritevoli di un like in un social, veloce quanto vacuo.

Raccontare una storia vuol dire in primis aver padronanza del mezzo (fotocamera e fotografia)
vuol dire parlare di qualcosa che si conosce, vuol dire progettare ed assolutamente non vuol dire
affidarsi alle proprie “emozioni” lasciando al caso tutte le variabili che potranno palesarsi…
e state certi che si paleseranno.

Questa è una delle sostanziali differenze che spesso fanno esclamare : “ Perchè la mia foto non è proprio così…
spesso però  manca anche l’aspetto autocritico, ed allora tutto quanto appena scritto, diviene davvero poco utile.

Vi lascio con un progetto che svolgerò domani e che tradurrò in fotografia a pellicola.
E’ solo una parte dello storyboard, ma può rendere l’idea.

Raccontare sempre una storia,
che facciate una fotografia o dieci.

1-2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

(Fotografia Tiziano Toma)

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La fotografia non si fa con il cuore : La grande bugia.

Pubblicato il 13,04,2017  - Su Fotografia, Photoshop, Tutorial

La grande bugia non è una sola ed è una freccia trasversale nelle costole della fotografia.
La grande bugia è un conglomerato, una bidonville o forse per i più romantici una City of God
sporca e privata della dignità.
Quante volte avrete letto o sentito : “ No post – Originale – senza modifiche – direttamente dal JPG
e strane affermazioni similari?
Quante altre volte avrete approfondito per sentirvi rispondere che la fotografia al naturale
(manco fosse un tonno dal gusto discutibile) è la migliore e la vera fotografia, senza alcun uso
di programmi atti alla post-produzione, allo sviluppo ed alla correzione e manipolazione dell’immagine?

Ma andiamo oltre, nel senso di male in peggio, quante altre volte avrete letto : “la fotografia fatta con la pellicola
è la vera fotografia, perchè non puo’ essere manipolata e modificata!!!” Addirittura  mi è capitato l’ #laverafotografia.

Eccola la grande bugia che passa di frase in frase, di scritto in scritto, nei socials, nei foto raduni, nei modelsharing,
nei workshop con il nome della “modella” bene in vista ed a “tette de fora”, nei circoli fotografici, sempre mantenendo
il medesimo sporco concetto : la fotografia è un atto che va eseguito senza alcuna cognizione, solo ascoltando
“il cuore” (il mio emette solo un battito incomprensibile, visto che non sono un cardiologo), per istinto, un po’ come cagare.

Tutto ciò che vien fuori da questo rigurgito (sostantivo maschile – Traboccamento impetuoso di liquido) impellente
e fuori controllo, per questi portatori sani di nazional populismo,  è vero e rappresenta la fotografia nella forma
più (H)artistica e sana che possa esistere.

La grande bugia.

Quando la grande bugia diviene virale, oggi come ieri, diviene verità, ancor peggio diviene dogma,
perchè qualsiasi tentativo di dimostrare il perfetto contrario viene deriso, sminuito, offeso e combattuto.
Anche questo mio piccolo e semplice scritto lo sarà, a meno che non diventi virale anch’esso, a meno che
non si giochi ad armi pari, almeno sulla diffusione, combattendo a nostra volta la grande bugia con dei fatti,
semplici, verificabili ed oggettivi.

Ora sarò breve.

No post – Originale – senza modifiche – direttamente dal JPG

Falso, è il corpo macchina a decidere quale sia la miglior traduzione possibile di ciò che avete scattato,
traducendolo in formato JPG.

“La fotografia fatta con la pellicola è la vera fotografia, perchè non puo’ essere manipolata e modificata” ???!!

Falso, ma non si puo’ parlare oltre e troppo, per smascherare La Grande Bugia serve la fotografia:


Scansione di tre stampe dello stesso negativo (scattato in controluce) , dal sotto esposto,
passando per una mascheratura sovraesposta per terminare con la corretta esposizione.

3

Scritto da Tiziano Toma
[ Dati di stampa : 17 sec (esposizione soggetto 8 sec.) – Contrasto 4 – f 11 . ]
(Fotografia Tiziano Toma – Modella Rachele @Mcommunication Modelmanagement)

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